Acquisto sede Cam, Tedeschi va a processo

Udienza a dicembre, s’ipotizza la corruzione aggravata per l’ex presidente e altri due imputati
AVEZZANO. Sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Avezzano, Maria Proia, con l’accusa di corruzione aggravata. Sotto accusa l’ex presidente del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), Gianfranco Tedeschi, attuale sindaco di Cerchio, l’ex direttore amministrativo Santina Fracassi e l’imprenditore Domenico Contestabile, amministratore della società che ha ceduto la sede del Cam. Secondo la tesi della Procura, Contestabile «retribuiva Tedeschi e Fracassi in relazione alla scelta contraria ai principi di economicità, buon andamento ed efficienza della pubblica amministrazione effettuata dal Cam che esercita pubbliche funzioni in quanto società partecipata integralmente dagli enti locali, cioè i Comuni marsicani». L’inchiesta riguarda l’acquisto della sede del Cam che in un primo momento era stata archiviata e poi riaperta dopo la denuncia nel 2013 di Giacomo Morgante, ex direttore Cam, defunto nel 2017. Il sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato aveva aperto un nuovo fascicolo e dopo la chiusura delle indagini aveva chiesto il rinvio a giudizio. Dopo una prima udienza slittata nell’aprile 2018, il giudice ieri ha accolto la richiesta della Procura il cui obiettivo è quello di fare chiarezza sulle modalità che hanno portato all’acquisto dell’immobile di via Pertini. Il consiglio di amministrazione del Cam nel gennaio 2007 incaricò proprio l’allora direttore generale Morgante di procedere a un’indagine di mercato con l’istituzione di un’apposita commissione per verificare la possibilità di acquistare una sede. Tra le proposte avanzate dalla commissione, il Cda scelse l’edificio di via Pertini per un costo di oltre 1,5 milioni, somma poi lievitata a oltre due milioni. Durante le procedure, sempre secondo l’accusa, ci sarebbero state delle irregolarità messe in atto dai tre imputati in concorso che nell'udienza erano difesi dagli avvocati Antonio Milo, Evelina Torrelli e Domenicantonio Angeloni. Secondo l’accusa, in sostanza, alla fine la scelta della nuova sede sarebbe ricaduta su un edificio «meno adatto allo scopo fra quelli presi in esame». Un edificio che richiedeva il ricorso a spese aggiuntive per il completamento e per renderlo funzionale. I lavori da fare erano numerosi, dalla realizzazione del sottotetto agli impianti elettrici e termo sanitario, fino a un laboratorio analisi. Lavori per un totale di 547mila euro. Dunque il costo dell’offerta è lievitata. L’udienza è stata fissata davanti al tribunale collegiale il 12 dicembre prossimo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

