Addio a Luigi Cataldi Madonna: dal Pecorino al Cerasuolo, le sue intuizioni hanno cambiato il settore del vino

8 Dicembre 2025

È morto a 69 anni per un malore. Aveva ereditato la cantina dal padre Antonio rilanciando il marchio creato dal nonno, il Barone Luigi, negli anni ’20 ad Ofena

L’AQUILA. L’Abruzzo del vino perde una delle sue figure più luminose. Si è spento ieri, giorno dell’Immacolata, nella sua Ofena, Luigi Cataldi Madonna, 69 anni, produttore, docente universitario, uomo di cultura e pioniere assoluto della viticoltura di montagna. Da tempo affrontava una malattia che aveva ridotto la sua presenza pubblica, ma non la sua lucidità né il suo spirito, sempre brillante, ironico, provocatorio. La sua scomparsa lascia un vuoto culturale prima ancora che enologico: non era soltanto un produttore, ma un anticipatore, un «disegnatore di traiettorie», come chi lo ha conosciuto ama definirlo.

Per capire il suo impatto si può ricorrere a una metafora che aveva mostrato di gradire: quella del ciclismo. Un allungo in avanti, uno scatto a fare il vuoto, poi si voltava quasi stupito che gli altri non lo avessero ancora raggiunto. Quando il gruppo arrivava, lui era già pronto per la prossima accelerazione. Così ha vissuto il mondo del vino per oltre trent’anni, con una capacità rara di vedere ciò che sarebbe diventato importante quando ancora nessuno lo immaginava. La storia della sua cantina è intrecciata a doppio filo con quella della sua famiglia. Fondata nel 1920 dal nonno, il barone Luigi, passò al padre Antonio e infine a lui, che negli anni Novanta diede la svolta decisiva: radicamento e innovazione, tradizione e visione. Le bottiglie sotto la sua guida sono cresciute fino alle 230 mila unità annue, senza perdere la fedeltà alla terra di Ofena, «un forno sotto un frigorifero», come amava dire, riferendosi al caldo di giorno e al freddo nelle notti d’estate. Un’alternanza fondamentale per garantire il massimo della qualità. Sulle sue etichette aveva scelto di far comparire spesso il Guerriero di Capestrano, simbolo di un Abruzzo arcaico e fiero, che Luigi sentiva come un’ancora identitaria.

LE IDEE Il suo “anticipo” ha assunto forme concrete in molte tappe della sua vita. Quando alla fine degli anni Novanta mise in etichetta il Pecorino, allora quasi sconosciuto, non stava inseguendo una moda: ne stava creando una. Oggi quel vitigno è un caposaldo dell’enologia abruzzese e italiana. Lo stesso vale per il Cerasuolo e per i vini rosa: quando nessuno ne parlava, lui già produceva un rosato estremo come il Piè delle Vigne – premiato e riconosciuto in tutto il mondo – e un vino più immediato come il Cataldino. Perfino nelle scelte stilistiche più recenti rimaneva coerente: alleggerì il Malandrino togliendo il legno e semplificando la struttura perché, diceva, «il vino deve essere bevuto a tavola, deve invitare a finire la bottiglia». Non proclamava, faceva vini. Accanto al vignaiolo c’era l’intellettuale. Per anni docente di Storia della Filosofia all’Università dell’Aquila, veniva chiamato da tutti “il professore”. La sua cultura vastissima, non solo legata al vino, lo rendeva un interlocutore unico. Era amato per la simpatia, il parlare diretto, le provocazioni che dividevano, ma costringevano a riflettere. Stupiva. E ripeteva spesso: «Per fare un vino bisogna prima pensare, e senza un pensiero non si può fare un vino. Il pensiero, come l’arte, moltiplica la natura». Con la figlia Giulia aveva persino scritto un libro sul vino rosa, nato dalla tesi di lei: un testo in cui si sovvertiva con ironia la narrazione storica, sostenendo che il rosso non fosse il primo vino della storia, ma il rosa. Dal 2019 Giulia, quarta generazione, ha preso in mano l’azienda: ha riaperto il palazzo di famiglia al centro di Ofena, ha rilanciato l’enoturismo, ha iniziato un percorso di rinnovamento produttivo. «È difficile credere che mio padre ci abbia lasciati, ma questo è vero solo in parte ed è una certezza che può consolarci. Perché papà resta vivo in tutte le cose che ha insegnato alle tantissime persone con cui ha vissuto. Infatti ognuno di noi, con la propria vita, attraverso quegli insegnamenti, lo farà rivivere», ha scritto dopo la sua scomparsa. In lei Luigi aveva riconosciuto la stessa “creatività sana”, la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste.

LE REAZIONI Il mondo del vino, oggi, si stringe attorno alla famiglia. Il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo lo ricorda come «uno dei pionieri assoluti della viticoltura abruzzese. A lui si deve la riscoperta e la valorizzazione del Pecorino e del Cerasuolo. Ci mancherà la sua conoscenza, che andava ben oltre il vino». Il Comune di Ortona sottolinea come abbia «prediletto vitigni autoctoni, combinando tradizione e innovazione». Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, parla di «una pagina importante per la viticoltura regionale, un ricordo indelebile per generazioni di studenti e per il mondo produttivo». «Il suo ricordo» ha scritto ancora il primo cittadino del capoluogo, «sarà indelebile per generazioni di studenti, per l'intero mondo produttivo che ha visto in lui un punto di riferimento e per tutti gli abruzzesi che hanno apprezzato e apprezzano i suoi vini». Per il governatore, Marco Marsilio, «ha saputo unire il rigore della ricerca alla capacità di raccontare e valorizzare il vino e la viticoltura di montagna». Nel mondo politico e culturale affiorano memorie personali. Gianni Melilla lo ricorda nel Movimento Studentesco degli anni Settanta, «giovane militante generoso e colto», poi docente stimato e infine «filosofo vignaiolo», autore di vini noti e premiati in tutto il mondo. «L’Abruzzo perde un imprenditore di grande qualità professionale e umana», ha scritto l’ex parlamentare.

IRONIA Cataldi Madonna era un personaggio autentico, sopra le righe ma sempre brillante. Chi lo incontrava a Vinitaly ricorda le T-shirt ironiche, gli slogan inventati con la figlia, le discussioni che passavano dall’enologia alla filosofia antica nel giro di pochi minuti. Negli ultimi mesi, nonostante la malattia, continuava a dialogare, a confrontarsi, a ragionare con la stessa lucidità di sempre. Se ne va uno dei pensatori più influenti del vino italiano. Resta il suo lascito: i vini, le idee, le traiettorie aperte con coraggio e coerenza. Resta la figlia Giulia, erede di un patrimonio materiale e spirituale. Resta un Abruzzo del vino che, se oggi ha alzato l’asticella, lo deve anche ai “giri d’anticipo” che lui ha fatto, spesso in solitudine. I funerali si terranno oggi alle 15.30 nella chiesa di San Franco, a Francavilla al Mare. Poi la tumulazione nella cappella di famiglia a Ofena. L’ultima tappa di un percorso che non si chiude: perché chi ha saputo anticipare il futuro continua a vivere nelle strade che ha aperto e nel sapore più genuino dei prodotti di queste terre tanto amate. ©RIPRODUZIONE RISERVA