Addio a Maria Grazia Veltraino, la donna del miracolo

Figlia illegittima di un nobile di Celano, la sua inspiegabile guarigione dalla paralisi portò alla beatificazione di Luigi Caburlotto
CELANO. È scomparsa martedì sera a 94 anni, dopo una vita degna di un romanzo d’appendice, Maria Grazia Veltraino, romana di adozione, ma celanese per nascita e per passione. Una passione che l’ha portata, quattordici anni fa, alla bella età di 80 anni, a tornare nella “sua” Celano per ritrovare le radici mai dimenticate.
A raccontarne la storia, che non sfigurerebbe come feuilleton in costume d’epoca, è Gianvincenzo Sforza che la incontrò il 25 aprile 2010, quando Maria Grazia, ormai ottantenne, arrivò a Celano inseguendo pochi ricordi e qualche documento anagrafico. Sforza, colpito dalla storia e dall’orgogliosa “celanesità” della signora, l’aiutò a ricostruire il filo delle sue origini, attraverso testimonianze e documenti rintracciati negli archivi comunali e parrocchiali. Ad assisterlo nell’impresa, Domenico Paris, impiegato presso l’anagrafe comunale, i sacerdoti don Carlo Setti e don Claudio Ranieri e Giulio Filippetti. «Maria Grazia Veltraino», racconta Sforza, «era figlia illegittima di Nicolino Flaviani, figlio della marchesa Tomassetti, e di Maria Cristina D’Alessandro, una bella fanciulla che negli anni ’20-’30 prestava servizio presso la residenza dei marchesi». Portata da subito in un brefotrofio all’Aquila, la ragazza riceveva a volte la visita della nobildonna di Celano, fino a quando fu trasferita in una dimora per fanciulle abbandonate creata dalla marchesa Doria Pamphili, che con la marchesa Tomassetti aveva rapporti di amicizia. Qui si diplomò infermiera. La storia, come si diceva, si tinge di nuovi capitoli quando, qualche tempo dopo, Maria Grazia rimase paralizzata. «Una notte», prosegue il racconto di Sforza «le apparve in sogno monsignor Luigi Caburlotto, alto prelato veneziano morto nel 1897, che le ordinò di “alzarsi e camminare”. Maria Grazia lo fece e da quella notte camminò di nuovo. Questo miracolo, riconosciuto dopo un processo ecclesiastico, determinò la beatificazione di don Caburlotto, avvenuta a Venezia in piazza San Marco il 16 maggio 2015».
A seguito delle approfondite ricerche condotte da Sforza e dagli altri celanesi, Maria Grazia Verlaino ottenne, con l’assistenza dell’avvocato Cesidio Di Gravio di Avezzano, il riconoscimento dal tribunale di Roma dei suoi genitori e la donna ha potuto riappropriarsi così del cognome Flaviano-D’Alessandro. In una sontuosa cerimonia svoltasi nel 2015, prima nella chiesa di San Giovanni e poi nell’aula consiliare del Comune di Celano, a Maria Grazia sono state consegnate le chiavi della città, come simbolo di appartenenza alla comunità. «La stessa Maria Grazia è tornata spesso a Celano», conclude Sforza, «dove ha incontrato molte volte i parenti Flaviani, non più residenti a Celano e giunti per l’occasione dal Venezuela e da Milano, e D’Alessandro».
I funerali si terranno sabato 6 aprile alle 15 nella chiesa del Divin Maestro a Roma; a fine rito la salma sarà portata a Celano, per essere tumulata nel cimitero «dove la stessa Maria Grazia volle acquistare un loculo, dove già sono tumulate le ossa della madre Cristina D’Alessandro».

