Addio al “combattente” Petrilli, una vita in lotta contro l’ingiustizia

Sei anni da innocente in carcere perché accusato di lotta armata e frequentazioni pericolose Da Biondi agli amici di Rifondazione, tanti ricordi e messaggi di cordoglio. Funerali a Ortona dei Marsi
L’AQUILA. Una vita non facile, quella di Giulio Petrilli. Aveva conosciuto il sapore amaro della sofferenza. E come tutti gli innocenti, si era trovato davanti a un bivio: morire dentro o combattere in nome della verità. Giulio aveva scelto la seconda strada battendosi per vedere riconosciuti i diritti per l’ingiusta detenzione. Una battaglia portata avanti con coraggio, per sé e per tutte le persone che in Italia hanno subìto la stessa sorte. Pacato, sincero, volitivo, Petrilli è morto all’età di 65 anni, a poche ore dal ricovero in terapia intensiva all’ospedale di Avezzano, per un’embolia polmonare. Originario di Ortona dei Marsi, ha sempre vissuto all’Aquila, la città che lo aveva accolto e che amava profondamente. Ex dirigente di spicco di Rifondazione comunista ed ex amministratore dell’Aret (l’agenzia per l’edilizia e il territorio, l’attuale Ater), appena ventenne fu accusato di banda armata e di essere uno dei capi di Prima Linea. Accusa che gli valse sei anni di carcere.
STORIA DI UN’INGIUSTIZIA
Era il 1980. Petrilli venne accusato dai magistrati di essere a capo di Prima Linea, organizzazione terroristica di estrema sinistra. Con la pesantissima accusa di banda armata, fu arrestato e arrivò a scontare sei anni di carcere, in un regime simile al 41 bis. In seguito, la tesi dell’accusa venne smontata. Nel 1986 la Corte d’Appello di Milano lo assolve e, tre anni dopo, anche la Cassazione confermò la sua innocenza. Una ferita profonda, mai rimarginata: Petrilli dovette attendere molti anni prima di poter chiedere i danni per ingiusta detenzione, poiché la norma non era considerata retroattiva. La sua istanza di risarcimento fu rigettata dalla Corte d’Appello di Milano – giudizio poi confermato dalla Cassazione – in quanto «le cattive compagnie che frequentava ai tempi avrebbero indotto l’accusa a ritenere che fosse giusto tenerlo in carcere». Frequentazioni che avevano indotto la magistratura a pensare che fosse colpevole. Da allora, Petrilli non ha mai smesso di chiedere giustizia, a gran voce: si è battuto in ogni sede per vedere riconosciuto il diritto a un risarcimento per gli anni di carcere vissuti ingiustamente. Rivendicazioni portate a Roma, davanti al Parlamento, in un’opera di profonda sensibilizzazione al tema dell’ingiusta detenzione e degli errori della giustizia. Più recentemente, Petrilli chiese la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Richiesta riferita a una condanna della Corte dei conti (per 160mila euro, poi diventati 175mila) che ebbe quando era presidente di Aret.
Il RICORDO DEGLI AMICI
Per tutta la giornata di ieri si sono susseguiti messaggi di cordoglio. «Se passi oltre cinque anni della tua vita in carcere solo perché hai frequentato cattive compagnie, senza nessun addebito di reato specifico e, una volta venuto fuori, trascorri un quarto della tua esistenza sperando di avere giustizia, è evidente che prima o poi ti si presenta il conto», dichiara Nicola Iannarelli, anch’egli ex esponente di Rifondazione comunista. «Dell’amico Giulio ho sempre apprezzato la coerenza, i suoi valori di solidarietà verso tutte le oppressioni, il forte senso di giustizia», le parole dell’ex assessore comunale Gianvito Pappalepore. «Tantissimi i momenti di amicizia e socialità trascorsi insieme», dice Stefano Frezza, che con Petrilli ha militato in Rifondazione comunista. Frezza ricorda La Città del Sole, Sensibili alle Foglie, Rifondazione, Cuba, Nicaragua: esperienze politiche e sociali vissute insieme. Pierluigi Spiezia, consigliere del Cram sottolinea uno dei tanti momenti condivisi con Petrilli: la presentazione al Festival Cubarriba, nel 1997, del libro dello scrittore Miguel Barnet “La vita reale”.
CORDOGLIO UNANIME
«Ne ho sempre apprezzato l’onestà intellettuale», il messaggio del sindaco Pierluigi Biondi, «ricordo quando, nel dicembre 2022, scrissi al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per sottoporgli il caso di Giulio, vittima di un errore giudiziario». Il Partito della rifondazione comunista-Federazione provinciale L’Aquila, attraverso il suo segretario Silvano Di Pirro, ha sottolineato «l’entusiasmo e il disinteresse personale con cui operava». «Fiero di aver lottato al tuo fianco», dichiara il consigliere regionale Pd, Pierpaolo Pietrucci, ricordando le serate al Boss, le telefonate da Belgrado, i libri dal Nicaragua. Profondo cordoglio è stato espresso anche dal senatore del Pd, Michele Fina, dal senatore Guido Liris, dall’ex deputata, Stefania Pezzopane e dai consiglieri comunali del Passo possibile. I funerali oggi alle 11 a Ortona dei Marsi.
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