Addio al portierone Kalì: Petrilli muore a 82 anni

Difese i pali dell’Aquila dal 1964 al 1968, poi esperienze anche a Teramo e Celano Chiamato come la dea dalle 4 braccia. Leggendari i rigori parati a Italo Acconcia
L’AQUILA. Quando ha iniziato a giocare a calcio nell’Oratoriana, i compagni lo avevano soprannominato Kalì, come la dea indù dalle quattro braccia. Sergio Petrilli se ne è andato ieri a 82 anni. Lo scorso mese di novembre, alla festa per i 95 anni dell’Aquila calcio, lo avevano chiamato per ricevere il riconoscimento. E lui aveva salutato tutti alzando al cielo quelle manone capaci di arrivare ovunque, da cui derivava il soprannome che l’ha reso celebre. Nel cuore dei tifosi il nomignolo è rimasto, indelebile, per identificare uno dei portieri più forti tra tutti quelli che hanno calcato il Comunale dell’Aquila, al tempo in cui non era ancora stato intitolato a Tommaso Fattori, l’uomo che aveva portato il rugby nel capoluogo abruzzese.
Sergio Petrilli, classe 1940, bandiera del calcio aquilano, è stato infatti portiere dell’Aquila calcio dal 1964 al 1968 in serie C, «in un campionato che all’epoca valeva di più della serie B attuale», ricordava anni fa lo stesso Petrilli. Ma la sua carriera non si è fermata all’Aquila, avendo militato nel Giulianova, nel Manfredonia, nella Nuorese, nel Teramo calcio e anche a Celano. Sodalizi che ancora oggi lo ricordano. «Mi voleva il Varese», raccontava in una intervista, «poi non si sono messi d’accordo. Peccato, certe occasioni vanno prese al volo». Perché Kalì Petrilli era capace di grandi imprese.
Già all’inizio della sua carriera aveva mostrato tutto il suo talento, quando in una partita giocata a Goriano Valli contro il Castelvecchio Subequo aveva parato due rigori nientedimeno che a Italo Acconcia, giocatore che aveva militato in serie A. E fu proprio Italo Acconcia a prenderlo da parte e a suggerirgli di continuare.
«È vero», ricorda oggi il giornalista Adriano Cantalini, «ero lì, in veste di giovane cronista». Le gesta di Kalì, pardon, Sergio Petrilli, hanno anche ispirato gli scritti di un altro narratore del calcio locale, Dante Capaldi. A Teramo lo ricordano come uno dei portieri più forti tra quelli che hanno indossato la maglia biancorossa. «Era il portiere leader di una squadra che, grazie alle sue prestazioni, spesso riusciva a fare proprie anche le partite più sofferte», così lo ricorda Tonino Valbruni, allenatore e oggi commentatore televisivo, «era un portiere davvero forte e i suoi interventi erano molteplici. Una delle principali qualità riguardavano la struttura fisico-atletica ed era dotato di una notevole forza esplosiva, di rapidità, reattività muscolare, mobilità e grande tecnica. Molto bravo anche tra i pali e nella presa; direi un portiere davvero completo e spettacolare nei tuffi, al punto giusto».
«Quante volte mi sono messo dietro la porta a osservarlo, a cercare di carpire i suoi segreti, la sua tecnica». Così lo ricorda un altro grande portiere aquilano, Mauro Lauri, partito dal capoluogo abruzzese per approdare nel Cagliari di Gigi Riva e a fianco del portiere titolare, il grande Enrico Albertosi, che gli tolse quasi ogni spazio nell'anno dello scudetto per la squadra sarda. A omaggiarlo anche l’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: «Un grande amico che se ne va».
In tanti ricordano come Sergio Petrilli fosse attaccato ai colori rossoblu, e che fin quando ha potuto, ogni domenica, andava allo stadio. In una recente intervista lo stesso Petrilli ricordava il dolore nel vedere, da tifoso, la difesa aquilana “ballare” sotto gli attacchi degli avversari. Sergio Petrili lascia la moglie Patrizia Cocciolito e la figlia Claudia con Alberto. Il rito religioso sarà celebrato oggi alle 12.45 nella chiesa di San Silvestro.
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