Addio don Vasco, sacerdote amico della città

Si è spento a 86 anni il “prete rosso”. Una vita spesa per i poveri, riposerà nel cimitero di Fontecchio
L’AQUILA. Tra 20 giorni avrebbe compiuto 86 anni. Ieri mattina don Vasco Paradisi è morto nella sua ultima dimora terrena, la Fraterna Domus di Sacrofano (Roma) nella quale era ospite. Circa un anno fa, a metà febbraio 2019, si era avverato un suo sogno. Aveva avuto l’opportunità di incontrare Papa Francesco. «Il Papa mi ha salutato» raccontò all’epoca. «Conosce molte cose della mia storia a Cagliari, tanto che scherzando mi ha detto: io e lei siamo uguali, anche a me hanno detto che sono un Papa comunista». Quando nel 2013 Bergoglio salì al soglio di Pietro don Vasco con gli amici commentò: «È il Papa che aspettavo da più di 50 anni». Era molto noto anche all’Aquila. Originario di San Benedetto del Tronto, era stato per anni parroco a Sant’Elia, quartiere “difficile” di Cagliari dove svolse un’intensa attività a favore dei più poveri e bisognosi scontrandosi a volte anche coi “potenti” dell’epoca e proprio per questo era stato soprannominato il “parroco comunista”. Per problemi di salute (alla fine degli anni Novanta del secolo scorso era stato colpito da un ictus) don Vasco nel 2001 decise di “rifugiarsi” nella casa di riposo per sacerdoti di Fontecchio. Nel post-sisma ha svolto la sua opera pastorale, nonostante il fisico debilitato, in diversi paesi terremotati (tra cui Onna, Monticchio e Roio) affiancando i parroci e offrendo alle persone una buona parola e un aiuto spirituale. Era devotissimo a Madre Teresa di Calcutta (che aveva incontrato in Sardegna più volte), oggi Santa. Dall’ottobre 2016 era a Roma dove riceveva le visite dei suoi più cari amici e si informava sulle vicende dell’Aquila. Nell’autunno 2010 era voluto tornare a Cagliari per presentare il suo volume di memorie “Diario di un prete nella trincea della vita” e nel capoluogo sardo fu accolto da tantissime persone. I giornali locali scrissero: “Nell’isola ha lasciato il ricordo e l’eredità di tante iniziative religiose e sociali. Delegato della pastorale sociale e del lavoro, fondatore della Scuola di fede e di coscienza voluta dall’arcivescovo Alberti. Amato dai parrocchiani e dai lavoratori. Odiato dai potenti delle lobby politiche e affaristiche che ha combattuto senza timore”. È cittadino onorario di Aritzo (Nuoro). L’ultimo saluto mercoledì alle 12 nella cappella della Rsa di Fontecchio. Sarà tumulato nel cimitero di Fontecchio. «Voglio stare per sempre tra le splendide montagne abruzzesi».

