Addio Pippo Catelli, artificiere rossoblù

4 Febbraio 2020

Si è spento a 80 anni l’ex barista tifoso di calcio. Memorabili i suoi spettacoli pirotecnici al Fattori

L’AQUILA. Si è spento a 80 anni all’ospedale regionale San Salvatore, dove era stato ricoverato, il popolare Giuseppe “Pippo” Catelli.
Ex barista, Catelli è stato uno dei primi in Abruzzo a conseguire il patentino Aibes (Associazione italiana barman e sostenitori). Negli anni ’70 era arrivato secondo a un concorso nella sala Martini di Milano. Aveva lavorato nel prestigioso ristorante Tre Marie, oltre al Caffè Europa, Gran Caffè Eden, in un locale di via Verdi, con una parentesi ad Avezzano, e aveva chiuso la carriera alla Grotta di Aligi con Vittorio Aceto. Era lì che aveva rafforzato la sua passione per i colori rossoblù, visto che, in epoca passata, il locale era il punto di riferimento per la squadra in lotta per la promozione in serie B, ai tempi della presidenza di Michele Passarelli e del dg Lorenzo Perrone.
Proprio nel corso delle conviviali tra i calciatori e i dirigenti che frequentavano il ristorante alla Villa comunale, Pippo aveva avuto l’idea di organizzare delle coreografie allo stadio Fattori con i fuochi d’artificio. Era proprio lui a occuparsi della logistica, predisponendo i fuochi e accendendo la miccia, tra gli applausi del pubblico. In molti casi le sue performance sono state seguite anche in diretta tv, specialmente in occasione delle partite in notturna. Personaggio vulcanico e amante delle battute, insieme a Mario Maccarone frequentava gli amici del Milan club. Ma l’amore per il calcio fu precoce per lui, che fondò, insieme ai fratelli, la squadra del Valle Pretara, quartiere popolare dal quale proveniva. Sosteneva i giovani talenti nel mondo dello sport, come Fabrizio Catelli, arrivato in serie A, e Francesco D’Angelosante, ex rossoblù. «Grande lavoratore, estroso nel suo modo di essere», questo il ricordo della figlia Daniela. «Qualunque cosa la faceva con il cuore, come ai tempi della battaglia per il capoluogo nel 1971. Per la sua città ha dato l’anima e la ferita del terremoto non si era mai sanata». È stato anche assiduo donatore di sangue con due medaglie d’oro alla fine degli anni ’90. Lascia le figlie Angela, Daniela e la moglie Margherita. I funerali sono stati celebrati ieri nella chiesa parrocchiale di San Silvestro.