Affari col tesoro del boss, una condanna

25 Settembre 2020

L’inchiesta sul villaggio turistico realizzato a Tagliacozzo: 4 anni e 8 mesi all’ex assessore Zangari, assolti i fratelli Ricci

TAGLIACOZZO. Una condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione e due assoluzioni per la vicenda Alba d’oro, l’inchiesta sul villaggio turistico che per l’accusa era stato realizzato con i soldi dei boss. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Avezzano nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio del cosiddetto tesoro di Ciancimino. Erano accusati l’ex assessore di Tagliacozzo, e imprenditore, Nino Zangari e i fratelli Augusto e Achille Ricci. Per il primo è scattata la condanna, mentre gli altri due imprenditori sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato, con il conseguente dissequestro di parte delle loro quote societarie. È stata in sostanza riconosciuta la loro buona fede.
Zangari, nella veste di amministratore delegato della stessa società finita sotto la lente di ingrandimento della Dda dell’Aquila, è stato condannato anche all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni e a una provvisionale di 90mila euro a diverse parti civili.
Secondo l’accusa del pubblico ministero Stefano Gallo era stata utilizzata una parte del tesoro del boss siciliano Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, per la realizzazione del complesso turistico “La Contea”, che si trova nei pressi di Tagliacozzo. L’indagine era partita dalla Procura di Avezzano e, secondo l’accusa, sulla società Sirco spa e sul complesso turistico appartenente alla società Alba d’oro srl, era confluito denaro di provenienza illecita. Zangari, al 2007, deteneva il 16,5% del capitale sociale della società, Augusto Ricci il 17% del capitale della stessa società, mentre il fratello il 16,5%: quindi, in totale, la metà dell’intero capitale.
La sentenza di primo grado arriva dopo indagini della Guardia di finanza, condotte con strumenti tecnici e informatici nonché mediante accertamenti documentali e bancari che hanno consentito di ricostruire le operazioni finanziarie, attraverso le quali sarebbe stato reimpiegato, sempre secondo l’accusa, in attività imprenditoriali in Abruzzo ben più di un milione e mezzo di euro provenienti dal tesoro occulto riconducibile al defunto boss mafioso. Nel 2017 la corte d’Appello dell’Aquila aveva annullato il decreto di confisca del complesso turistico “La Contea” e il patrimonio immobiliare doveva essere restituito ai proprietari. Una sentenza che aveva rappresentato un duro colpo alle accuse nei confronti dei tre imprenditori marsicani coinvolti nell’inchiesta.
Ora la sentenza emessa dal collegio del tribunale composto dai giudici Carla Mastelli, Francesco Lupia e Mario Cervellino ha portato alle due assoluzioni e alla condanna. Nel frattempo, ad aprile scorso, è morto a 77 anni Gianni Lapis, l’avvocato tributarista palermitano protagonista di una lunga stagione di affari con i Ciancimino e presunto intermediario per la vicenda di Tagliacozzo. Nel 2011, era stato condannato dalla Cassazione a 2 anni e 8 mesi, assieme al figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, con l’accusa di avere gestito il tesoro nascosto della famiglia, una parte del quale finito a Tagliacozzo.