Affitti concordati, ora spunta la truffa

11 Giugno 2016

Chiesto il giudizio per direttore generale e consigliere delegato di Europa Risorse. Avrebbero lucrato 130mila euro

L’AQUILA. L’accusa è falso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Gli imputati per i quali il sostituto procuratore della Repubblica Roberta D’Avolio ha chiesto il rinvio a giudizio sono Antonio Napoleone, 66 anni, nato a Castiglione a Casauria (Pescara), ma residente a Milano indagato in qualità di direttore generale di Europa Risorse e Fabrizio Antonini, 53 anni, consigliere delegato. Europa Risorse (fra gli squilli di tromba della Protezione civile e degli enti locali) nel post-sisma aveva acquistato un bel po’ di edifici (fino ad allora invenduti) dai costruttori aquilani (e non) ai quali costruttori non era sembrata vera tanta manna dal cielo. Quelle abitazioni Europa risorse le affittò agli sfollati (il noto affitto concordato). Il canone per alcuni anni è stato pagato dallo Stato nell’ambito dell’assistenza alla popolazione. Il “trucco”, almeno secondo le accuse della Procura, starebbe proprio nella quantificazione di quel canone d’affitto. Una ordinanza prevedeva una cifra differenziata a seconda del numero di stanze di cui l’edificio disponeva. Ecco cosa scrive la Procura: «I due imputati hanno attestato falsamente ad un pubblico ufficiale, nella persona del Sindaco pro-tempore del Comune dell’Aquila, nel verbale di consistenza degli immobili facente parte dei contratti di locazione, facendo risultare che gli appartamenti locati disponessero di un numero di locali abitabili maggiore di quello reale». Ad esempio: un bilocale veniva affittato come se fosse un quadrilocale e quindi il canone pagato dal Comune coi soldi dello Stato non era di 500, ma di 800 euro. Gli immobili finiti nel mirino della magistratura (le indagini sono state condotte dalla Forestale) sono 13 e i soldi in più incassati da Europa Risorse in maniera indebita, sempre secondo gli inquirenti, ammontano a circa 130.000 euro. Va poi considerato che quando paga “Pantalone” nessuno si preoccupa di fare verifiche (tanto meno il Comune che firmava a scatola chiusa quei contratti e che comunque nella vicenda è parte lesa). La storia è venuta fuori per caso e solo quando uno degli inquilini pensò di acquistare la casa dov’era stato nel periodo dell’emergenza. E a quel punto riguardando bene le planimetrie sono venute fuori le magagne che ora il giudice per le indagini preliminari, il 19 luglio, dovrà approfondire.

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