Agente offeso in carcere: «Luogo aperto al pubblico»

L’AQUILA. Se un agente di polizia penitenziaria viene fatto oggetto di frasi oltraggiose da parte di un detenuto quest’ultimo può essere condannato perché il carcere “è luogo aperto al pubblico”. La...
L’AQUILA. Se un agente di polizia penitenziaria viene fatto oggetto di frasi oltraggiose da parte di un detenuto quest’ultimo può essere condannato perché il carcere “è luogo aperto al pubblico”. La Cassazione con questa motivazione ha annullato una sentenza del tribunale dell’Aquila impugnata dal procuratore generale presso la Corte d’Appello, sentenza con la quale un detenuto nel carcere di Preturo venne assolto dall’accusa di aver oltraggiato un agente della polizia penitenziaria “ritenendo che quell'istituto carcerario non potesse essere qualificato come luogo pubblico o aperto al pubblico, dunque per la mancanza di un elemento costitutivo di quella fattispecie incriminatrice”. La Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso in quanto “ai fini della configurabilità del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, la cella e gli ambienti penitenziari sono da considerarsi luogo aperto al pubblico, e non come luogo di privata dimora, non essendo nel possesso dei detenuti. Tali ambienti, infatti, si trovano nella piena e completa disponibilità dell'amministrazione penitenziaria, che ne può fare uso in ogni momento per qualsiasi esigenza d’istituto: e invero, ai fini della qualificazione dell’ambiente come luogo aperto al pubblico è essenziale la sua destinazione alla fruizione di un numero indeterminato di soggetti che, in presenza di determinate condizioni, hanno la possibilità pratica e giuridica di accedervi, essendo, invece, irrilevante che l’accesso dei detenuti sia coattivo e volto a soddisfare un interesse pubblico. Di tale assunto il tribunale dell’Aquila non ha fatto corretta applicazione, avendo erroneamente ritenuto che il carcere non sia luogo aperto al pubblico in quanto non liberamente frequentabile, non essendo accessibile da chiunque ma solo dal personale autorizzato per ragioni istituzionali”. (g.p.)

