«Agevolazioni economiche per il territorio»

3 Marzo 2017

Il tavolo delle categorie produttive: serve una politica che rilanci sviluppo e occupazione

L’AQUILA. Il tavolo delle categorie produttive lancia la prima proposta operativa all’Unione Europea: l’istituzione di una zona economica speciale per la provincia dell’Aquila, con il ricorso all’Obiettivo 1 o ad altre forme di agevolazione studiate “ad hoc” per rilanciare sviluppo e occupazione. Alla riunione nella sede degli Industriali hanno preso parte Marco Fracassi, presidente Confindustria, Carlo Imperatore, direttore, Ezio Rainaldi, delegato alla ricostruzione, Celso Cioni, direttore regionale Confcommercio, Ettore Barattelli, presidente Ance, Umberto Trasatti, segretario provinciale Cgil, Paolo Sangermano, segretario Cisl, e Clara Ciuca, Uil. Le associazioni di categoria hanno sottolineato la necessità «di una politica mirata a favore delle aree interne, che preveda risorse, tempi certi di erogazione delle stesse, individuazione della tipologia di intervento e servizi, anche infrastrutturali. Politica che si traduce nell’individuazione di misure specifiche per la provincia dell’Aquila».

«L’appetibilità di un territorio come il nostro», ha dichiarato Fracassi, «dipende da una serie di fattori: disponibilità di nuovi lotti per insediamenti, infrastrutture, incentivi per la creazione di posti di lavoro stabili, ma soprattutto una fiscalità agevolata per le imprese che intendono investire». «Anche il commercio», è il commento di Cioni, «segue un trend negativo, in una provincia fortemente penalizzata dall’emergenza sisma. È necessario mettere in campo strumenti di accompagnamento che, sulla scorta del bando Fare centro, incentivino l’apertura di nuove attività e il reinsediamento nei centri storici». Nel corso della riunione, i sindacati hanno fornito i dati relativi all’effetto-sisma e alla crisi occupazionale: in tre anni, in provincia dell’Aquila, si sono persi 16mila posti di lavoro. Nel 2008 l’export, in provincia, rappresentava il 20,5% del dato regionale. Nel 2016 la soglia è scesa al 5,6%. Nel 2012 gli occupati erano 124mila. Al 31 dicembre 2014 il dato è sceso a 107mila (-17mila occupati); a fine 2015 è salito di pochissimo, a 108mila. «Quello che sta accadendo all’Aquila», hanno detto Trasatti, Sangermano e Ciuca, «è un caso unico in Italia e come tale va trattato. Il territorio vive una fase particolare che necessita di una strategia mirata e di specifiche misure di accompagnamento».

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