Aggregati e condomìni, così si cerca di lucrare sui fondi statali

21 Febbraio 2016

Un edificio viene ampliato ma ci si “dimentica” che la parte in più deve essere a carico dei privati I fienili che diventano ville: ecco come, in maniera lecita, da un rudere può nascere una bella casa

L’AQUILA. Dopo l’articolo del Centro sui pagliai che diventano ville c’è chi si è affrettato ad andare in Procura con la fotocopia del giornale per “punire” i cronisti che mettono in dubbio la trasparenza della ricostruzione.

Altri invece hanno raccontato alla nostra redazione nuovi episodi che confermano che quello dei fienili-ville è un fenomeno diffuso se pur nel rispetto formale della legge. Vedremo poi perché.

IL CONDOMINIO. Intanto cominciamo a raccontare la storia di un condominio che si trova nella zona del Torrione al quale il Comune con una nota del 27 gennaio scorso ha comunicato l’avvio del procedimento di riesame della pratica di rilascio del contributo perché «a seguito di controlli e verifiche degli atti di pratica si riscontra un aumento di superficie complessiva del nuovo fabbricato. A tale aumento di superficie non è seguita l’applicazione della disposizione comunale finalizzata al calcolo dell’eventuale accollo a carico dei privati nel caso di specie». Per semplificare: il condominio fa un progetto con aumento di volumetria rispetto all’ante sisma (cosa prevista dalle leggi) e per motivi ignoti (errore in buona fede? Scarsa conoscenza delle norme?) mette tutto all’interno della somma che stanzia lo Stato mentre la volumetria in più deve essere pagata dai condomini in quota parte. Qualcuno se ne accorge, presenta un esposto e il Comune blocca il contributo in attesa di chiarimenti. A fine mese l’assemblea del condominio si riunirà per rivedere la pratica e trovare una via di uscita. Domanda: se non ci fosse stato un esposto il Comune si sarebbe accorto della incongruenza? Questo del Torrione è un caso isolato o ce ne sono altri? Il Centro ha chiesto al Comune di sapere quanti sono stati in questi anni i procedimenti di riesame del contributo e se ci sono stati risparmi significativi. Attendiamo risposta. Chi volesse anche questa volta portare l’articolo a palazzo di Giustizia risparmi lo sforzo: il caso Torrione è già oggetto di un esposto alla Procura.

FIENILI E VILLE. Torniamo ai fienili che diventano ville. Abbiamo chiesto a un “esperto” come la cosa sia possibile senza violare la legge. Allora: si parte dalla casa (o case) abitata ante sisma che viene ricostruita per intero, per il resto dell’aggregato la legge prevede la ricostruzione solo delle parti comuni. Accade però che quando si affida l’incarico alla ditta parte una richiesta: ti do il lavoro ma tu rifai le parti comuni delle seconde case (o molto spesso dei ruderi) come se fossero prime case, poi magari le finestre e le porte le compro io. Il che significa che con 10.000, 15.000 euro al massimo mi rifaccio una casa che vale 300.000 mila euro mentre prima del sisma erano 4 pietre una sull’altra e senza nessuno dentro. Tutto lecito? Di fatto sì anche se magari qualche controllo in più andrebbe fatto. Spesso (ma non sempre) la ditta accetta questa sorta di baratto pur di avere i lavori (fidando anche sul famoso mancato ribasso d’asta che invece esiste per la ricostruzione pubblica). Da quello che molti raccontano (se pur a bassa voce) sono proprio le imprese a trovarsi fra l’incudine e il martello: da una parte ci sono le sollecitazioni dei soci dell’aggregato che pressano il presidente per avere il più possibile, il presidente interpella il tecnico e infine si arriva alla ditta che deve decidere se accettare le richieste a volte “indecenti” .

CONTROLLI. L’ultima legge (cosiddetta legge Pezzopane) ha provato a frenare una serie di fenomeni che stavano degenerando. Per esempio in passato le ditte potevano essere scelte prima di fare il progetto e lì partivano dei magheggi sulle progettazioni che finivano per essere fatte dalle imprese stesse invece che dal tecnico incaricato. Oggi i capi condominio e i presidenti di aggregato hanno responsabilità penali ben chiare (sono incaricati di pubblico servizio) e quindi sono più cauti che in passato. Gli enti stanno provando ad attivare controlli più mirati. Ma il problema della confusione normativa, che parte da lontano, resta (basta dare uno sguardo ai siti di Comune e ufficio speciale per “svenire” se non si è un ingegnere). I controlli su cantiere sono sempre pochi (fatti su sorteggio), le denunce o gli esposti si contano sulle dita di una mano. E non è solo un problema di omertà ma anche di timore che una inchiesta possa bloccare per anni la ricostruzione. Si preferiscono quindi accordi sotto banco, un po’ a te e un po’ a me e così tutti vivono felici e contenti. Ora sta spuntando anche un’altra questione: quale prezziario applicare per il computo metrico. La gran parte dei progetti sono stati impostati prima del 2013 con il prezziario del 2008. Per cui funzionava così: io ho da rifare 300 metri quadrati di casa, lo Stato mi dà poco più di 1.200 euro a metro quadrato (qui si parla delle case dei poveracci, ai palazzi vincolati si arriva a 2.500 euro), faccio una moltiplicazione e so quello che mi tocca e quel limite è invalicabile. Oggi però le imprese applicando l’ultimo prezziario dicono: con quei soldi non ce la facciamo. Come si fa? I proprietari pagano la differenza? Non sia mai. E allora o la fantasia torna al potere (con escamotage e furbizie varie) oppure non si ricostruisce.

5/ continua