Agli arresti per omicidio, ma spaccia droga

Pedinato un marocchino che sta scontando dieci anni di reclusione per aver ucciso un amico
TRASACCO. Spacciava mentre era ai domiciliari a seguito di una condanna per omicidio. È stato scoperto e arrestato dai carabinieri. Ora Hammadi El Ghiabi, 30 anni, il marocchino reo confesso accusato di aver ucciso con una grossa pietra il connazionale Abdelhadi Lem Saadi gettando il corpo in un pozzo, è tornato dietro le sbarre. I carabinieri della stazione di Trasacco, coordinati dal luogotenente Armando Croce, lo hanno colto sul fatto dopo un periodo di controlli e appostamenti. Il viavai di persone che uscivano dalla sua abitazione aveva insospettito i militari dell’Arma tanto che alla fine sono riusciti a trovare le prove e a sequestrare della sostanza stupefacente da poco ceduta a un acquirente. I casi accertati sono però diversi. Per tale motivo è stato richiesto l’arresto, accolto dal tribunale di Avezzano. La sua casa, dove si trovava ai domiciliari dopo la condanna del 2012, era diventata una sorta di minimarket della droga. Il giovane era stato condannato a 10 anni di reclusione grazie alle attenuanti generiche. L’omicidio è avvenuto poco prima di Natale 2011 dopo una lite scaturita per un prestito non restituito di cento euro. La colluttazione scaturì a causa del debito che la vittima vantava dal suo connazionale quale saldo per il pagamento di un’auto che gli aveva venduto poche settimane prima. L’omicida aveva lamentato il malfunzionamento del motore perché rimasto in panne mentre accompagnava la moglie all’aeroporto. Così aveva deciso di trattenere l’ultima rata di un totale di quattrocento euro come risarcimento del disagio subìto. La vittima, invece, aveva necessità del denaro perché stava per tornare in Marocco e aveva un volo pochi giorni dopo. Dopo la colluttazione avvenuta a Strada 37, nel Comune di Trasacco, l’omicida avrebbe caricato il connazionale in auto, vagando per ore nelle strade del Fucino, prima di abbandonare il corpo in un pozzo per l’irrigazione nella zona della frazione di Paterno, nella speranza che il cadavere non venisse più ritrovato. Proprio a bordo dell’auto oggetto del contendere, una Volkswagen Polo, scoppiò la lite. I toni si accesero e l’auto fu fermata. Ci fu infine una colluttazione in strada in cui la vittima, secondo la testimonianza di El Ghiabi, gli avrebbe fatto uno sgambetto, facendolo cadere. Lui, rialzandosi, avrebbe afferrato una grossa pietra colpendolo più volte alla testa e caricando il corpo in macchina con l’iniziale intenzione di portarlo in ospedale. Ciò non avvenne mai. (p.g.)
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