Aglio in testa a Ovidio, si può fare

26 Giugno 2016

Il tribunale rigetta il ricorso sull’uso dell’immagine del poeta

SULMONA. Il giudice monocratico aveva rigettato il ricorso, sostenendo che doveva essere il Tar a dirimere la vicenda. L’altro giorno il tribunale di Sulmona, in sede collegiale, ha modificato l’ordinanza che escludeva la giurisdizione del giudice ordinario, affermando di non poter proibire di usare l’immagine di Ovidio con l’aglio in testa per carenza di legittimazione alla domanda. Ricorso respinto, quindi, così come è accaduto in primo grado, anche se la seconda ordinanza è radicalmente diversa dalla prima. Un semplice cittadino, secondo i giudici, non può proporre il ricorso sull’uso improprio dell’immagine del poeta. «Il ricorso, per come prospettato», afferma il tribunale, «non coinvolge l’esercizio di un potere amministrativo o di un omesso esercizio di un potere autoritativo della Pubblica amministrazione, bensì una lite tra privati ove il ricorrente denuncia un comportamento illecito posto in essere da soggetti privati». La modifica che il tribunale ha apportato all’ordinanza dello scorso dicembre «caratterizza tutte le gravi responsabilità di chi doveva agire per impedire lo scempio dell’aglio sulla testa di Publio Ovidio Nasone», afferma l’avvocato Vincenzo Colaiacovo che aveva proposto il ricorso. «Escludere che un cittadino singolo possa impedire tale scempio non vuol dire che chiunque si alzi la mattina possa applicare l’aglio sulla statua di uno dei massimi poeti della romanità. Significa che amministratori seri debbono impedirlo perché questo è il loro dovere e solo loro possono farlo». «Si chiude una vicenda che non meritava di scomodare le aule di giustizia», afferma invece l’avvocato Anna Berghella che ha difeso in giudizio il consorzio dei produttori dell’aglio rosso di Sulmona. «La sentenza mette una pietra tombale escludendo qualsiasi ricorso ulteriore». (c.l.)

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