Agrario, la grande fuga di studenti

Alla base del calo di iscrizioni l’inagibilità della sede centrale
PRATOLA PELIGNA. Continua il calo degli studenti per l’Istituto agrario di Pratola Peligna.
Il minimo storico è stato raggiunto con le iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Solo 10 studenti per un'unica classe rispetto agli oltre 20 del 2014 e alle più sezioni realizzate anni indietro. A segnare lo spartiacque dell'abbandono della scuola di formazione è la data di chiusura, per inagibilità della sede centrale, arrivata ad ottobre 2014. Da allora, i circa 80 scolari, che dal prossimo anno saranno ancora meno, si trovano in una sede provvisoria di proprietà della Provincia. Non solo. I ragazzi dell’istituto fondamentale per valorizzare la vocazione agricola di gran parte della Valle Peligna, sono costretti a spostarsi con un pulmino di appena 7 posti per raggiungere terreni e laboratori rimasti nella sede centrale. Disagi in grado di pesare sulla scelta di una scuola che tra le poche in grado di garantire, oltre agli insegnamenti specifici, l’alternanza scuola lavoro, l’organizzazione di corsi di sicurezza e offre reali prospettive di trovare un lavoro nel settore agricolo a pochi mesi dal diploma. «Con la crisi l’agricoltura è diventata un punto di riferimento da cui ripartire per guadagnarsi il futuro, ma occorre formazione», ha detto la responsabile della sede di Pratola, Fausta Pezzi, «noi riusciamo a garantire, ai nostri ragazzi, le conoscenze giuste e siamo in grado di mettere il futuro nelle loro mani. Infatti, ci sono tanti esempi di ex studenti che sono diventati imprenditori o dipendenti di aziende. Credo che il calo nelle iscrizioni, sia dovuto anche alle difficoltà riscontrate con la chiusura della vecchia sede». Disagi che hanno il loro peso nella scelta di una scuola al centro di una fitta rete di convenzioni con diverse aziende del territorio per facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro di personale specializzato. Molto probabilmente, però, a giocare a sfavore della sede di Pratola Peligna, resta una sorta di disattenzione da parte delle istituzioni e del provveditorato degli studi forse, più orientato verso altre sedi.
Federico Cifani
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