Agricoltori costretti a distruggere ortaggi: danni per 130 milioni

1 Agosto 2020

Interrati migliaia di quintali di radicchio, insalate e finocchi I motivi? Dazi americani, calo dell’export e crollo dei prezzi

AVEZZANO. Stagione orticola del 2020 da dimenticare per gli agricoltori del Fucino costretti a distruggere i loro raccolti.
L’emergenza Covid-19, che sul finire della primavera ha costretto gli imprenditori a mettere le mani nelle tasche per riportare in Italia i lavoratori agricoli dal Marocco nella speranza di salvare la stagione, riserva una nuova mazzata per l’importante settore: una perdita secca di 130 milioni di euro – quantificata da Confagricoltura – legata in primis al crollo generalizzato del prezzo degli ortaggi.
In fumo, o meglio sottoterra, va il 30% del Pil (Prodotto interno lordo): la merce rimasta invenduta, migliaia di quintali di radicchio, finocchi e ortaggi a foglia, sta finendo così sottoterra, interrata dai trattori usati per la produzione.
Un passivo pesantissimo per gli agricoltori fucensi generato da più fattori: il crollo del turismo, con oltre 20 milioni di presenze in meno in Italia, non compensati dalla presenza di italiani, sempre più propensi a limitare le spese; la diminuzione delle esportazioni sul mercato europeo e i crescenti dazi doganali imposti dal governo Usa. Senza dimenticare i prezzi sugli scaffali della grande distribuzione dati in crescita generale: gli aumenti, naturalmente, non favoriscono gli acquisti, quindi buona parte degli ottimi prodotti dell’orto d’Italia non arriva sul mercato.
E in questi giorni gli agricoltori fucensi, seppur con la morte nel cuore, stanno distruggendo migliaia di ettari di ortaggi: radicchio, insalate e finocchi ormai in fase avanzata di raccolta.
Gli sforzi economici, nonché le modifiche apportate ai piani di coltivazione con aumento delle colture industriali (patate, carote, spinaci) per far fronte alla forte diminuzione dei lavoratori, nonché la riduzione del numero dei trapianti con la contestuale riduzione volontaria delle produzioni di almeno il 30% non sono bastati a evitare il pesante crollo dei prezzi. In questa stagione, infatti, gli agricoltori, consci del pericolo legato all’emergenza sanitaria, si sono limitati a una sola semina sui circa 15mila ettari di terreno fertilissimo del Fucino, rinunciando alla seconda (in genere sulla metà dei campi) proprio per attutire l’impatto negativo sulle vendita, già messo in agenda, ma non in termini così pesanti.
Scatta quindi l’allarme nel settore, messo a dura prova, un po’ come tutta la filiera produttiva nazionale, dagli effetti di una pandemia che, tra l’altro, continua ad aleggiare nel mondo e nel Paese: anche gli imprenditori del settore agricolo, soprattutto i più danneggiati, confidano in qualche misura di sostegno del governo Conte e della Regione Abruzzo per evitare il tracollo. Una delle prime opzioni per tutelare il reddito degli agricoltori, dice Confagricoltura, passa attraverso il sistema di protezioni assicurative, come i fondi mutualistici, che agiscono nei momenti di gravi crisi di mercato, perché i contraccolpi economici della pandemia saranno prolungati nel tempo.
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