Al processo scagionato dal padre
Il genitore si prende le colpe del fallimento e il tribunale gli crede
AVEZZANO. Giovane imprenditore finisce sotto accusa per bancarotta fraudolenta ma durante il processo viene scagionata da una testimonianza del padre, che si autoaccusa del reato prendendosi le colpe di tutto, e assolto dal tribunale di Avezzano. La storia di M.C., 30 anni, di Avezzano, comincia quando, dopo il fallimento della sua azienda, finisce sotto processo entrando in un lunga vicenda giudiziaria dal quale è uscito soltanto l'altro giorno.
Il giovane è stato infatti assolto dal giudice del tribunale di Avezzano dall'accusa di bancarotta fraudolenta, grazie alla testimonianza del padre. I fatti risalgono a circa dieci anni fa. Era il 2008 quando il giovane, titolare di una ditta edile con sede ad Avezzano, si ritrova in grosse difficoltà economiche legate proprio all'attività aziendale. A causa della crisi economica, la società stenta ad andare avanti e, nonostante gli sforzi della famiglia, alla fine, fallisce, lasciando pesanti debiti a cui non riesce più a far fronte. Tuttavia la questione finisce davanti alla Procura della Repubblica di Avezzano per il sospetto che il giovane imprenditore avesse nascosto i beni aziendali ai creditori, per evitare di ripagare i debiti. Si è aperto quindi il lungo processo a carico del giovane. Dopo diversi anni, però, durante una deposizione, accade qualcosa di inaspettato. Il padre dell'imputato viene ascoltato su richiesta della difesa, rappresentata dall'avvocato Mario Del Pretaro. Durante l'interrogatorio svela, un elemento che si è rivelato decisivo nella vicenda e per l'andamento del processo. Il giovane in realtà era solo un intestatario fittizio della azienda, che invece era gestita di fatto proprio dal padre che ha raccontatola verità e si è di fatto autoaccusato, scagionando il figlio. La testimonianza paterna ha consentito di chiarire che il giovane non fosse al corrente di quanto stesse avvenendo nell'azienda. L'accusa, rappresentata dal pubblico ministero, Lara Seccacini, ritenendo non veritiere le dichiarazioni del padre dell'imputato, ha chiesto la condanna dell'imputato a due anni di carcere. Il tribunale di Avezzano ha invece assolto il giovane poiché, come dimostrato dalla difesa, era inconsapevole di quanto stesse avvenendo.
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