Ale e Franz, quando la risata è umanità

23 Febbraio 2019

Intervista al duo che si è esibito al Teatro dei Marsi: sguardo sui diseredati con ironia e garbo, ispirati a Gaber e Jannacci

AVEZZANO. Quando la comicità fa riflettere: «Guardare negli occhi i diseredati e riscoprire l’umanità che è in noi». Questo è il messaggio lanciato dal palco del Teatro dei Marsi dal duo Ale e Franz nello spettacolo “Nel nostro piccolo”, scritto dagli stessi interpreti e diretto dal regista Alberto Ferrari. La platea gremita è rimasta catturata per due ore dalle riflessioni sull’umanità e l’esistenza umana proposte dagli attori con il loro consueto sguardo ironico, sempre garbato e rispettoso. Nello spettacolo i due comici hanno voluto unire l’arte teatrale alla musica di due grandi cantautori italiani, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci, che hanno sempre guardato con occhi privi di pregiudizi agli ultimi. Dalle canzoni sono stati tratti gli spunti per scrivere sketch ironici e divertenti ma al tempo stesso anche profondi. Musica e teatro e una scenografia che cattura l’attenzione del pubblico: le foto ritraggono i senzatetto che popolano i quartieri delle nostre città, anime invisibili allo sguardo della nostra indifferenza. Questo il monito a chiusura dello spettacolo: donare a chi ne ha bisogno non tanto un euro quanto un briciolo di dignità. Il duo milanese, noto anche al pubblico televisivo per la partecipazione a trasmissioni di successo quali Zelig, ha voluto cimentarsi questa volta anche nel canto con l’accompagnamento di musicisti che collaborano anche con artisti del calibro di Enrico Ruggeri (alla chitarra Luigi Schiavone, al basso Fabrizio Palermo, alle tastiere Francesco Luppi e alla batteria Marco Orsi). Uno spettacolo che ha entusiasmato i ragazzi presenti in sala e quelli del gruppo di Giornalistudenti che hanno avuto anche l’opportunità di conoscerli e intervistarli. Sincera la disponibilità e la simpatia con cui i two men hanno accolto le domande dei giovani giornalisti.
In che modo il titolo “Nel nostro piccolo”’ rappresenta lo spettacolo?
«Rappresenta quello che siamo, in fondo siamo tutti piccoli: abbiamo cominciato ad esibirci nel teatro Piccolo di Milano e siamo riusciti ad arrivare addirittura al piccolo schermo in trasmissioni importanti come Zelig».
È la prima volta che in uno spettacolo vi esibite cantando?
«Sì, è la prima volta che ci esibiamo in pubblico cantando e, nonostante sia stato un progetto lungo, aver avuto la band è stato un supporto notevole».
In che modo Enzo Jannacci e Giorgio Gaber hanno influenzato non solo lo spettacolo ma anche la vostra vita?
«Tutte le cose belle che fanno parte della tua passione ti influenzano, sono infatti per noi uno stimolo e un punto di riferimento. Così le canzoni di Gaber e Jannacci hanno dato un risvolto determinante al nostro spettacolo, volevamo dare un prima e un dopo, un prologo e un epilogo ai nostri sketch, essendo le loro canzoni una fotografia o una piccola storia di ciò che è stato raccontato nello spezzone».
Qual è l’esperienza lavorativa a cui siete rimasti maggiormente legati?
«Sono molte le esperienze lavorative intraprese. Siamo stati sicuramente al posto giusto e al momento giusto, ma è anche vero che in un programma come Zelig devi dimostrare soprattutto a te stesso quanto vali ogni settimana perché, essendoci molta concorrenza, è facile rimanere fuori anche avendo talento. Significativa è stata una serata con Aldo, Giovanni e Giacomo nella quale abbiamo sentito la vera presenza del pubblico e il primo grande applauso che ci ha emozionato. In quel momento ci siamo resi conto dell’empatia e del legame che si stava instaurando con la platea».
Riuscite a spiegare con una frase, o meglio, con una parola la vostra arte?
«Non abbiamo mai fatto nulla a tavolino, facciamo solo quello che è nel nostro gusto fare e quello che veramente ci fa divertire. Bisogna avere coerenza anche nella comicità».
Nella vostra carriera avete preso parte a film e spettacoli televisivi di successo, oltre che a tante rappresentazioni teatrali. Vi piace di più recitare a teatro o per il piccolo schermo?
«È giusto dire che si compensano perché ognuno ha il suo fascino, sono sfaccettature dello stesso lavoro. Sono esperienze equivalenti poiché se non avessimo fatto entrambe ci sarebbe mancato qualcosa in carriera».
Come riuscite a trattare argomenti importanti con ironia senza però cadere nell’irrispettoso?
«La comicità entra sempre sdrammatizzando le piccole cose. La risata ti può distogliere dai tuoi pensieri ma non ti distrae completamente. Non intendiamo mai offendere qualcuno, certamente ci troviamo a fare delle provocazioni ma evidenziamo solamente, senza schernire o denigrare. Come ognuno dovrebbe fare nella vita di tutti i giorni».
State già pensando a un vostro prossimo lavoro?
«Certamente, per il prossimo lavoro dobbiamo molto ad Avezzano, debutteremo infatti il 15 luglio con Romeo e Giulietta prodotto da Michele Gentile. In occasione del 25esimo anno di carriera presenteremo questo spettacolo che, per la prima volta, non è stato ideato e scritto da noi. Ci è piaciuta molto l’idea poiché Romeo e Giulietta rappresentano l’emblema della coppia, quindi noi in qualche modo».
Ancora oggi, dopo tanta esperienze alle spalle, vi capita di essere emozionati come la prima volta, prima di ogni spettacolo?
«L’emozione c’è sempre, adesso però abbiamo anche delle certezze che in qualche modo ci fanno sentire sicuri appena saliamo sul palco. Viviamo ogni spettacolo come se fosse il primo e come se fosse l’ultimo».
Lucia Taccone, Martina
Camasso, Giorgia Coletta,
Lucia Amatilli, Greta De Santis, Lorenzo Di Renzo, Federica
Molinelli, Diletta Tranquilli,
Maria Vittoria Cerone
©RIPRODUZIONE RISERVATA.