Alloggi del piano Case, il giallo su come sono stati costruiti

La Procura nell’indagine sui balconi che crollano lancia accuse: materiali scadenti e lavori fatti male Il Riesame in base alle stesse carte parla di scarsa manutenzione. Come finirà? In prescrizione
L’AQUILA. In questi ultimi mesi sugli alloggi del piano Case si è detto di tutto e di più: stanno cadendo a pezzi, la gestione è talmente onerosa che rischia di diventare la tomba del bilancio comunale, degrado e abbandono dappertutto, servizi zero, dichiarazioni di autorevoli personaggi che parlano della inevitabilità – a lungo termine – dell’abbattimento in base alla solita tiritera “ce lo chiede l’Europa”, Europa che non vuole che i “suoi” soldi dati nel 2009 per il Case siano oggetto di “speculazione” da parte del Comune che sugli alloggi provvisori non dovrebbe guadagnarci mentre, se ci rimette, va benissimo. E si potrebbe continuare a lungo.
Le recenti vicende giudiziarie legate ai “balconi che cadono” aprono un altro “giallo”: ma i palazzoni del Case sono stati costruiti bene o no? Per mesi, seguendo l’evolversi delle indagini della Procura, ci si è fatti l’idea che gli alloggi furono costruiti da dilettanti allo sbaraglio che pensarono solo a lucrare sui materiali definiti dagli investigatori “scadenti”. A questo la Procura aggiunge che le tecniche costruttive non furono proprio il massimo della qualità. Il quadro che ne viene fuori è quello di una spesa, che ha sfiorato il miliardo, ma che ha prodotto una “catastrofe” da molti punti di vista. Di fronte a tali accuse anche i tanti “padri” del Case, fra cui gli amministratori locali dell’epoca (che forse arriveranno a taroccare pure le foto delle inaugurazioni per cancellare le tracce della loro presenza al taglio dei nastri), hanno preso le distanze da quel progetto: ci fu imposto dalla Protezione civile, non avevamo alternative, la nostra voce non veniva ascoltata. Ricordate le dichiarazioni (dal 2010 al 2014) sul riutilizzo futuro di quelle strutture? Le daremo agli studenti”, “le concederemo alle famiglie in difficoltà”, “ne faremo dei villaggi turistici”, “diventeranno il primo nido delle giovani coppie squattrinate”. Da quelle intenzioni si è passati a: “molti alloggi sono inagibili”, “vanno abbattuti”, “vanno dati a imprenditori che li demoliranno e al loro posto ci faranno delle moderne villette da affittare o vendere”. Insomma un fuoco d’artificio di banalità all’ennesima potenza. L’unica cosa certa è che fra qualche anno le 19 piastre del Case diventeranno il tetto (o il ghetto) per gli “sfigati” accentuando il divario fra i palazzoni del centro storico restaurati quasi senza limiti di spesa e una periferita degradata (frazioni comprese) dove più che vivere si sopravviverà. Ma alla domanda iniziale: gli alloggi del Case sono stati costruiti bene o male, con molta probabilità non avremo risposta. Infatti alle accuse della Procura si contrappone una ordinanza del tribunale del riesame che (in base alle stesse carte in possesso del Pm) sostiene che tutto sommato il Case è stato costruito bene e con materiali adeguati. I problemi ai balconi sarebbero derivati da ristagni di umidità che con un minimo di manutenzione potevano essere evitati. La colpa quindi sarebbe della mancata manutenzione.
Ma chi la doveva fare? Quando il Comune nel marzo 2010 prese in carico le 19 piastre la manutenzione restò alla Manutencoop (che nel 2009 aveva avuto l’incarico dalla Protezione civile). Nella richiesta di rinvio a giudizio però non ci sono dirigenti della Manutencoop (la posizione di uno di loro è oggetto di richiesta di archiviazione), mentre ci sono diversi dirigenti comunali che «pur avendo ricevuto segnalazioni da parte degli inquilini circa infiltrazioni d’acqua e presenza di umidità sui balconi, sui solai e sulle strutture di piano non si attivavano per fare i dovuti accertamenti». Insomma la palla rimbalza e torna al Comune. Ma tranquilli, fra un rimbalzo e l’altro il processo finirà in prescrizione (la cosa è più che certa) e la storia racconterà di una vergogna urbanistica per la quale nessuno, oggi, arrossisce.

