Altare milanese nella cattedrale aquilana

28 Gennaio 2015

Mauro Rosati (Archeoclub) rivela: fu realizzato nel 1827 con i fondi di una confraternita

L’AQUILA. Mauro Rosati dell’Archeoclub L’Aquila segnala: «In anni recenti sarà capitato probabilmente a tutti di vedere immagini del transetto del Duomo aquilano scoperchiato dal crollo causato dal terremoto del 2009. In alcune di quelle foto molti avranno notato i resti di un altare in gran parte distrutto perché travolto in pieno dal crollo ma ancora oggi leggibile nelle sue linee essenziali, soprattutto nel registro più basso dove si nota anche la nicchia che ospitava l'urna con le spoglie di San Vittorino, recuperata pressoché integra. Quell'altare, oggi così malconcio, fu realizzato nel 1827 dalla comunità milanese dell’Aquila che, mediante la propria confraternita, acquistò lo spazio nel braccio sinistro del transetto. Ancora adesso, nonostante la distruzione, sono visibili due stemmi della nazione milanese simboleggiata dal serpente visconteo che ingoia una figura umana; un serpente che oggi a molti è più noto come 'il biscione' che troviamo nello stemma di una famosa casa automobilistica italiana, nel logo di un noto canale televisivo nazionale e, in passato, anche nello stemma di una nota squadra di calcio, tutti e tre milanesi. Tornando all'altare, nel 1888 esso fu arricchito con una pala del pittore abruzzese Teofilo Patini che raffigurava San Carlo Borromeo in processione tra gli appestati; il dipinto, come noto, è andato purtroppo distrutto, in parte a causa dell'impatto del crollo del transetto, avvenuto principalmente da quel lato, e soprattutto a causa dell'esposizione alle intemperie nei quasi due anni intercorsi tra il sisma del 2009 e la rimozione delle macerie. La posizione di riguardo di quell'altare, che sorge nella zona del presbiterio, la dice lunga sull'importanza della comunità milanese nella città di Aquila.

La presenza dei Milanesi, e più in generale dei Lombardi, accompagna la storia aquilana fin dai secoli medievali: come per altre nazionalità, si trattava di una presenza legata a motivi commerciali, commercio di lana e zafferano in particolare, ma nello specifico anche alla nota fama dei Lombardi come qualificate maestranze edili, i "magistri lommardi" che ad esempio lavorarono al cantiere di palazzo Margherita nella sua versione cinquecentesca e di nuovo nella sua ricostruzione successiva al terremoto del 1703. Influenze lombarde sembrerebbero affiorare nelle didascalie degli affreschi con le storie di San Giorgio (datati alla fine del XIV secolo), nella chiesa di San Pietro a Coppito dentro le mura, nelle quali compare il termine 'tusella', ovvero 'fanciulla', sotto la scena di San Giorgio che libera la principessa dal drago».