Amatrice riparte dal mattatoio mobile
Campotosto guarda sempre meno all’Aquila e sempre più ad Amatrice. Poco più di venti chilometri, strada comoda, 10-15 minuti in macchina. Il paese del Lazio distrutto completamente dal sisma dell’agos...
Campotosto guarda sempre meno all’Aquila e sempre più ad Amatrice. Poco più di venti chilometri, strada comoda, 10-15 minuti in macchina. Il paese del Lazio distrutto completamente dal sisma dell’agosto 2016 ora si è sdoppiato. Da una parte il centro storico dove le “montagne” di macerie lungo l’asse principale ricordano la tragedia e le centinaia di vittime di quella notte da incubo. All’ingresso ci sono ancora i militari che bloccano l’ingresso ai non autorizzati e ai curiosi. E tanto per non essere fraintesi, oltre all’alt e alla tabella “zona rossa” c’è una scritta: pericolo di morte. Nella parte alta, quella che si incontra appena si arriva da Campotosto, è stata attrezzata una città “alternativa” e temporanea ben disegnata dall’architetto Boeri dove c’è di tutto: la scuola, la banca, l’ufficio postale, un’ampia sala per incontri. Ma ci sono soprattutto i ristoranti a partire dall’hotel Roma, uno dei locali “mitici” per chi vuole mangiare “l’amatriciana” o la “griscia” (o “gricia”). L’impressione che si ha è che la catastrofe non ha piegato la tenacia della gente, anzi molti si sono rimboccati le maniche per puntare sulle eccellenze locali, per far ripartire l’economia ed evitare la fuga verso altri lidi. La ricostruzione, quella vera, di fatto non è ancora iniziata. I problemi, le polemiche, le inchieste, gli egoismi sono anche qui. Eppure si respira aria di futuro. Intanto il Parco nazionale Gran Sasso-Laga ha fornito un aiuto agli allevatori: un mattatoio mobile al Comune di Amatrice. La struttura è stata già consegnata. La richiesta del sindaco ha trovato la risposta dell’Ente Parco che aveva tra le sue disponibilità un mattatoio mobile per ovi-caprini e suidi, acquistato nell’ambito del progetto per la filiera del cinghiale.

