Anche calciatrici afghane ospitate nella tendopoli

31 Agosto 2021

Sono le “leonesse di Herat”, diventate un simbolo dell’emancipazione femminile Continuano i trasferimenti dei profughi in altre parti d’Abruzzo o d’Italia

AVEZZANO. Anche quattro calciatrici delle squadra femminile di Herat tra i 1.330 afghani che hanno varcato i cancelli del maxi campo profughi allestito in tempi record all’Interporto di Avezzano. Simbolo dell’emancipazione femminile dell’Afghanistan, le “leonesse di Herat”, come erano state battezzate, hanno dovuto lasciare il loro Paese dopo l’arrivo a Kabul dei temibili signori del burqa. Sono arrivate venerdì mattina a Fiumicino a bordo di uno degli ultimi voli della speranza delle forze militari italiane. Tra loro anche la capitana del Bastan Fc di Herat, questo il nome delle squadra. Le calciatrici hanno tra 19 e 20 anni. Due sono riuscite a portare con sé anche la famiglia, una è riuscita a fuggire con un fratello, mentre un’altra è arrivata in Italia da sola. Insieme alle calciatrici afghane è riuscito a mettersi al salvo anche l’allenatore. Il gruppo in tutto è di 15 persone, compresi bambini. La speranza in un futuro migliore per le quattro calciatrici è mista all’angoscia per chi è rimasto o non è riuscito a scappare dall’orrore. Non tutte le giocatrici del Bastan sono riuscite a uscire dall’Afghanistan. Nel 2016 la squadra aveva disputato una partita organizzata dai militari italiani della base di Herat.
Al campo profughi c’è anche una giovane docente dell’università privata di Kabul e attivista per i diritti delle donne. È riuscita a fuggire e ora sta cercando di avere informazioni sui suoi collaboratori finiti sulla “lista nera” dei talebani.
Tra i profughi accolti nella Marsica pure un giovane giornalista che denunciava gli orrori del regime. È riuscito a mettersi in salvo insieme alla moglie e al figlioletto dopo che la redazione del suo giornale a Kabul è stata distrutta dai talebani che volevano mettergli un cerotto sulla bocca.
Nel campo di accoglienza abruzzese pure un collaboratore delle istituzioni italiane è riuscito a scappare insieme a due suoi fratelli. I tre, però, sono in ansia per il resto della famiglia rimasta in Afghanistan. I talebani, infatti, gli hanno fatto sapere che i suoi parenti sono in pericolo. Il ragazzo ha deciso di nascondere la sua famiglia in una località segreta fuori Kabul e sta cercando di farli arrivare in Europa.
Ma l’operazione salvezza, ostacolata dai talebani, non sarà di certo semplice.
Non solo storie di uomini e donne in pericolo. Ma anche di famiglie perse nel caos di Kabul e poi ritrovate. A riunire i nuclei arrivati in Italia ci stanno pensando i volontari. Già nei giorni scorsi ad Avezzano alcune famiglie hanno potuto riabbracciarsi. Ma non tutti sono finiti nello stesso campo di accoglienza. Si chiama Restaring family link o Rfl l’attività della Croce rossa dedicata ai ricongiungimenti non solo in Italia, ma anche in Europa e nel resto del mondo. Le difficoltà di comunicazione rendono problematico per alcuni profughi raggiungere al telefono il resto della famiglia. Così alcuni rivolgono una segnalazione ai volontari che si attivano subito per la ricerca nelle liste di chi è uscito dall’Afghanistan.
Intanto, gli addetti ai lavori hanno iniziato a smontare il campo 1 dopo che gli ospiti sono stati tutti trasferiti in altre strutture. Ieri mattina 31 profughi sono stati spostati ad Ofena e 24 a Montorio al Vomano. Nel pomeriggio, invece, 105 afghani sono partiti alla volta di Brescia. Si tratta del primo trasferimento fuori regione. Questi si aggiungono ai 76 spostati tra sabato e domenica a Lecce nei Marsi. Insomma pian piano il campo si sta svuotando: ieri erano rimasti in 1.090. Oggi altri 200 potrebbero lasciare l’Interporto per altre destinazioni.
La struttura, di questo passo, potrebbe chiudere i battenti a breve. Anche le vaccinazioni sono state quasi completate. Solo ieri sono state somministrate più di 600 dosi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA