Anche un centro visite nella Riserva del Vera

5 Aprile 2018

Il Comune ha approvato un progetto da 300mila euro per valorizzare l’area Un comitato si oppone all’impianto di fitodepurazione a servizio della struttura

TEMPERA . Il 22 marzo scorso la giunta comunale ha approvato una delibera relativa a un progetto che prevede “interventi di valorizzazione e fruizione della riserva naturale delle sorgenti del Vera attraverso il restauro e il recupero di edifici di archeologia industriale”. L’obiettivo è la realizzazione, fra l’altro, di un centro visite. La spesa complessiva è di 300.000 euro che Regione e Comune hanno ottenuto attraverso il “bando Por-Fesr-tutela della Biodiversità”. Il Comune dell’Aquila è il soggetto gestore della riserva “Sorgenti del fiume Vera”. Il comitato di gestione è costituito da Paola Giuliani e Dina Del Tosto, rispettivamente dirigente e funzionario del Comune dell’Aquila, e dall’architetto Giovanni Cialone, che non percepiscono compensi. È stato proprio il comitato, che opera da circa due anni, a proporre i lavori. Ma quando il progetto è stato presentato alla popolazione di Tempera sono sorti ostacoli. In particolare un gruppo di abitanti della frazione non è d’accordo sulla realizzazione di un impianto di fitodepurazione che dovrebbe servire sia il centro servizi (l’ex centrale idroelettrica) e sia un piccolo locale privato che nascerebbe a ridosso. Il timore è che tale impianto possa inquinare le limpide acque del Vera che nella parte alta, vicino alle sorgenti, sono addirittura potabili (la temperatura è stabile intorno agli 8 gradi, habitat che consente la presenza del Plecottero che in Italia si trova solo nel Vera). Sull’argomento si sono svolti incontri sia a Tempera, sia in Comune. L’assessore all’Ambiente Emanuele Imprudente ha cercato una soluzione di compromesso proponendo di portare gli scarichi, attraverso un sistema di pompaggio, direttamente nel sistema fognario. Le polemiche però non sembrano essersi placate, anche se la giunta ha di fatto dato il via alle opere. Il progetto non prevede solo la ristrutturazione della centrale idroelettrica (30 metri quadrati) che risale a fine 1800, ma anche la ripulitura e la parziale sistemazione di un’antica cartiera. «Il rudere» è scritto nella relazione «ospiterà la ricostruzione grafica della cartiera e degli antichi opifici, un museo all’aperto e il laboratorio denominato “La carta della Cartiera” che, attraverso il recupero dei metodi antichi, produrrà carta di qualità. Nella parte restaurata sarà allestito, utilizzando passerelle in legno, uno spazio per rappresentare gli elementi naturalistici della riserva con un piccolo giardino botanico delle piante semplici». Inoltre l’elettricità per il centro servizi dovrebbe essere fornita da una microturbina galleggiante (da 2-3 kwh) che – è scritto nella relazione tecnica – non avrà alcun impatto ambientale e sfrutterà la corrente costante del tratto di fiume antistante. La turbina verrà “nascosta” sotto un ponticello di legno che collegherà il viottolo principale con la nuova struttura. Inoltre è stata prevista un’opera di rinaturalizzazione per evitare che piante infestanti (per esempio i rovi) possano fagocitare gli argini del fiume e renderlo così poco visibile. La Riserva soprattutto d’estate è un posto molto frequentato. È un luogo incantato e pieno di fascino che i temperesi – e questo va a loro merito – nei secoli hanno conservato quasi intatto, pur avendo sfruttato la forza dell’acqua per cartiere, ramerie, mulini. Oggi quelle attività sono entrate a far parte della cosiddetta archeologia industriale. Il mulino e la rameria, di proprietà privata, dopo il sisma sono stati ristrutturati e avranno probabilmente un utilizzo a fini turistici. Gli interventi previsti dal progetto approvato dalla giunta comunale potrebbero aggiungere valore a quello che è già un tesoro e che si estende per circa 30 ettari. Tra l’altro si prevede anche una app con «informazioni e narrazioni connesse al territorio». Le preoccupazioni relative all’impianto di fitodepurazione sono legittime e comprensibili. Ora sta al Comune trovare una soluzione che sblocchi la situazione. Tempera, la cui ricostruzione è ancora di là da venire, non potrà mai fare a meno della sua Riserva. Per questo le scelte vanno sempre ben ponderate e soprattutto devono avere il più largo consenso possibile.
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