Annegato nel canale, arriva un maxi risarcimento

Il Comune di Ortucchio dovrà liquidare i danni per oltre 1 milione di euro ai familiari di Marco Di Nicola, morto nel 2015
AVEZZANO. Il tribunale di Avezzano ha condannato il Comune di Ortucchio al risarcimento dei danni subiti dai familiari di Marco Di Nicola, per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro. I fatti risalgono al 28 gennaio 2015. Di Nicola, dipendente di Telespazio, all’epoca 51enne, morì in un drammatico incidente stradale nel Fucino mentre andava a lavoro. Si trovava alla guida della Opel Frontera Sport di proprietà della moglie e stava percorrendo la Strada Cinta di Bacinetto, nota come la “Cintarella”, nel tratto di competenza del Comune di Ortucchio.
Stando a quanto si legge nella sentenza del giudice Ilaria Pepe, «la vittima perdeva il controllo del mezzo prima di giungere all’altezza dell’ingresso della sede della società Telespazio S.p.A. a causa della presenza di una spessa coltre di ghiaccio, di pozzanghere di acqua anche ghiacciata, di forti disconnessioni e avvallamenti del manto stradale, finendo, stante la mancanza di apposito guard-rail, per uscire di strada e precipitare con il veicolo nel sottostante canale irriguo - circa 5 metri più in basso rispetto alla sede stradale - dove trovava la morte per annegamento». Il tribunale di Avezzano, a distanza di 11 anni, ha riconosciuto le responsabilità del Comune, a cui spettava la manutenzione dell’arteria.
Sarà ora l’assicurazione a pagare il danno, per la quasi totalità. Dovranno essere risarciti la moglie di Di Nicola, le due figlie, il padre e il fratello Roberto, storico attaccante dell’Avezzano calcio ai tempi della serie C. Scongiurata l’ipotesi che la condotta di guida della vittima possa aver giocato un ruolo nella tragedia. La perizia del Ctu (Consulente tecnico d’ufficio), inoltre, ha rilevato come «in presenza di guardrail non si sarebbe verificato l’evento morte per annegamento a seguito della caduta del mezzo nel canale e verosimilmente, avuto riguardo alla velocità in quel punto, il guidatore avrebbe riportato al più delle lesioni». Solo tre anni prima, nello stesso tratto di strada, si verificò un incidente simile, che costò la vita a un altro dipendente di Telespazio.
Dopo la morte di Di Nicola, gli stessi lavoratori dell’azienda dei servizi satellitari si fecero promotori di una protesta comune per la messa in sicurezza di un’arteria strategica nell’intricato reticolo stradale fucense. La cui competenza è da sempre terreno minato. Tanto che, nel corso del processo che ha portato alla condanna del Comune, l’ente aveva a sua volta chiamato in causa la Provincia dell’Aquila, Telespazio e il Consorzio di Bonifica Ovest, quali attori partecipanti alla gestione della strada. Il giudice, però, rispetto all’incidente in questione, non ne ha riconosciuto le responsabilità. L’avvocato ingaggiato dalla Provincia, Aurelio Irti, ha così commentato la decisione del giudice: «La sentenza pone un annoso, irrisolto problema.
Nonostante la pluralità degli incidenti, anche mortali, continua a mancare una disciplina chiara e definitiva che individui gli enti responsabili della gestione e manutenzione delle strade del Fucino, così alimentando un sistematico contenzioso, spesso problematico nella istruttoria, con relativo pregiudizio per i danneggiati. Vi è da sperare che le istituzioni di concerto disciplinino una volta per tutte tale grave situazione di incertezza, con una precisa normativa che garantisca la sicurezza degli utenti nonché certezza nella tutela dei loro diritti». I familiari di Di Nicola erano difesi dagli avvocati Serafino e Paolo Colaiuda. Il Comune di Ortucchio da Roberto Iageregger e Mauro Cimarra. Il Consorzio da Herbert Simone, Telespazio da Stefano Pantalani, Bruno Matarazzo ed Emanuela Colucci.
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