Annegò in un canale del Fucino: risarciti genitori, sorella e nonni

La tragedia di Giancarli sulla Cintarella: la Corte d’Appello ritiene responsabile il Comune di Ortucchio Accolto il ricorso del Consorzio di bonifica. L’auto sbandò sul ghiaccio e la strada non aveva protezioni
AVEZZANO. Aveva appena 23 anni e stava andando al lavoro, alla Telespazio, quando la sua auto sbandò sul ghiaccio e finì nel canale del Fucino. Alessandro Giancarli morì annegato nel canale del Fucino. Era il 4 dicembre 2012. Vittima della maledetta Cintarella, una strada finita al centro di feroci polemiche, che tre anni più tardi si portò via anche la vita di Marco Di Nicola, 51 anni, altro dipendente del centro spaziale nel Fucino. A undici anni della tragedia di Alessandro Giancarli è arrivata anche la sentenza in Appello, che ha parzialmente riformato quella emessa nel 2018, in primo grado, dal giudice monocratico del tribunale di Avezzano, Andrea Dell’Orso. La camera di consiglio della Corte d’Appello del tribunale dell’Aquila, presieduta da Silvia Rita Fabrizio, ha condannato il solo Comune di Ortucchio al risarcimento dei danni ai familiari della giovane vittima. Danno da perdita del rapporto parentale riconosciuta ai genitori, alla sorella e ai nonni di Giancarli, tutti assistiti dall’avvocato Berardino Terra. Per una cifra superiore al milione di euro (somma interamente coperta dall’assicurazione del Comune fucense). La Corte d’Appello ha accolto il ricorso del Consorzio di bonifica ovest Liri-Garigliano, difeso dall’avvocato Herbert Simone, escludendone di fatto le responsabilità per quanto accaduto lungo la Cintarella (in primo grado era stato riconosciuto il 30% di colpa, 50% al Comune, 20% per la vittima, ndr). Già in primo grado la Provincia dell’Aquila era stata esclusa da responsabilità. Per i giudici, il Comune di Ortucchio ha responsabilità in quanto doveva provvedere alla manutenzione della strada. Già nella sentenza di primo grado erano stati evidenziati pericoli. In particolare per una mancanza di protezione nonostante al margine della strada vi fosse un canale irriguo con almeno due metri d’acqua e «dunque connotato da requisiti obiettivi di pericolosità». Pericolosità messa in luce da una consulenza tecnica disposta dal tribunale e affidata all’ingegner Marco Colagrossi. Consulente che ha evidenziato che il giovane conducente, giunto in prossimità della Telespazio, perdeva il controllo del mezzo, sbandando verso sinistra e urtando un cordolo che delimitava la Cintarella. A seguito dell’urto, l’auto, una Fiat Grande Punto, abbatteva un paletto, attraversava la banchina erbosa e si ribaltava nel canale. «Al momento del sinistro lungo la via Cintarella non esisteva alcuna segnaletica e il limite di velocità operante era quello di 90 km orari» evidenzia il consulente, ricordando anche la relazione della Polstrada che parlava di «buche, avvallamenti e fondo stradale bagnato e con presenza di ghiaccio». Giancarli ha avuto parte di colpa, secondo i giudici, «per aver tenuto una condotta di guida non adeguata e non già sotto il profilo della velocità, accertata nei limiti non superiori a quelli imposti, bensì in ragione della conoscenza dello stato della strada, frequentata quotidianamente per raggiungere il luogo di lavoro». Negli anni le barriere di protezione sono arrivate. Ma non sono servite a spegnere le polemiche. Proprio martedì si è tenuto un vertice in prefettura sul caso-Cintarella. Passerà sotto la gestione della Provincia, mentre Anas svolgerà le funzioni di soggetto attuatore delle opere per la messa in sicurezza.
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