Antica sepoltura sotto al Torrione

Ipotesi al vaglio degli studiosi. Al via il recupero del manufatto-simbolo in rovina
L’AQUILA. Sotto ai resti medievali di un acquedotto potrebbero celarsi quelli più antichi, di epoca romana, appartenenti a un’importante sepoltura, mai venuta alla luce. Un alone di mistero da anni avvolge il Torrione, simbolo di uno dei più popolosi quartieri fuori le mura della città.
Sulla vicenda del monumento cercheranno di fare luce, nei prossimi mesi, gli archeologi della Soprintendenza per L’Aquila e il cratere, con la collaborazione scientifica del professore di Archeologia medievale dell’Università dell’Aquila, Fabio Redi. Dopo una serie di tavoli tecnici, insieme al Comune, l’ultimo dei quali si è svolto mercoledì scorso, infatti, verrà redatto un intervento di studio, indagine e restauro dello storico simbolo, ma anche un progetto di valorizzazione della zona circostante. L’intervento sarà finanziato dalla Fondazione Carispaq e sostenuto, per la parte tecnica, dall’Ance, mentre la direzione tecnico-scientifica delle indagini archeologiche sarà condotta dalla Soprintendenza diretta da Alessandra Vittorini, che dal proprio profilo Facebook spiega i prossimi step del lavoro: «Recupero dei resti crollati, attento rilievo e valutazione dei danni, indagini archeologiche, studi storici e scientifici e dettagliata documentazione, ricomposizione e integrazione secondo i princìpi del restauro, ridefinizione e riqualificazione dell’area con idonei elementi di arredo e valorizzazione. Sono alcune delle indicazioni fornite dai funzionari della Soprintendenza Antonio Di Stefano (architetto) e Deneb Cesana (archeologa) per lo sviluppo del progetto, da presentare per le autorizzazioni di legge». Il monumento che nel 2009 era alto circa 15 metri, mentre oggi sfiora appena i sei, doveva essere uno degli elementi principali dell’acquedotto di Santanza, realizzato nel 1304 grazie al toscano Guelfo da Lucca, capitano di giustizia. L’acquedotto fu costruito in un solo anno e doveva avere origine nel monastero di San Giuliano. Due “piramidi” vicino alle mura urbane furono costruite per alimentare le fontane cittadine. Una di esse era il Torrione, che in epoca romana doveva ospitare, nella parte inferiore, una tomba: alla base del monumento, infatti, c’è una nicchia che probabilmente conteneva già nel primo secolo avanti Cristo un’urna con le ceneri del defunto. Un’ipotesi suggestiva che, tuttavia, solo le indagini archeologiche potranno confermare o smentire.
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