Antonio Giraudo e la mega scultura

L'AQUILA. La sua è una famiglia di alpini “doc”, da generazioni. Il padre, Bartolomeo, che ha ricevuto sette cartoline di precetto e gli zii, Matteo e Sebastiano, che non sono più tornati dalla...
L'AQUILA. La sua è una famiglia di alpini “doc”, da generazioni. Il padre, Bartolomeo, che ha ricevuto sette cartoline di precetto e gli zii, Matteo e Sebastiano, che non sono più tornati dalla campagna in Russia, durante la seconda guerra mondiale. Proprio a loro Antonio Giraudo, 65 anni, di Roccasparvera, in provincia di Cuneo, ha voluto dedicare una scultura in legno di castagno di 25 quintali. Un magnifico tronco scolpito e intagliato con maestria, posizionato accanto alla piazza che il comune di Roccasparvera dedicherà, il prossimo 24 maggio, agli alpini dispersi in guerra.
L'immagine raffigura due alpini, seduti su un anfratto di roccia, mentre guardano mesti le foto che stringono tra le mani.
I pochi ricordi rimasti di casa.
Sopra di loro, sulla destra, il mulo che li ha accompagnati nella tragica ritirata; sulla sinistra la testa di un'aquila, regina delle cime.
Si commuove Antonio Giraudo, mentre sfoglia l'album dei ricordi della sua famiglia. Ancor di più quando parla dell'accoglienza degli aquilani.
«La città è distrutta» dice con voce tremula «non mi aspettavo tanta desolazione, ma qui la gente è stupenda. Ti abbraccia, ti apre le porte di casa, sorride e brinda con noi. Un calore che poche volte ho trovato nelle adunate in giro per l'Italia».
Un sentimento frutto della riconoscenza che la città nutre nei confronti degli alpini; per quanto hanno fatto durante il terremoto.
«Ma non solo» dice Giraudo «la terra abruzzese, così forte e gentile, non si smentisce. E, ancora una volta, mostra il meglio di sè». (m.p.)
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