Anziano morto, Bianchi (118): «Ingiusto incolpare gli operatori»

15 Novembre 2020

«Le responsabilità per le lunghe attese nelle ambulanze non può ricadere su operatori del pronto soccorso e del 118». Gino Bianchi, responsabile del servizio di emergenza dell’Asl, si dice...

«Le responsabilità per le lunghe attese nelle ambulanze non può ricadere su operatori del pronto soccorso e del 118». Gino Bianchi, responsabile del servizio di emergenza dell’Asl, si dice rammaricato per gli sviluppi dell’inchiesta aperta dalla Procura sulla morte dell’anziano di Villalago, vittima una settimana fa di un arresto cardiaco dopo una lunga attesa per il ricovero all’ospedale di Sulmona. Attilio Caranfa era arrivato nel pomeriggio davanti al pronto soccorso, trasportato lì dal 118, perché accusava i sintomi del contagio da coronavirus. Risultato positivo al test rapido, doveva aspettare la conferma della positività tramite il tampone molecolare. È morto, però, prima di avere il responso definitivo che è risultato conforme alla diagnosi iniziale. Sulla vicenda comunque Bianchi ritiene necessario fare chiarezza, puntualizzandone alcuni aspetti. «Non si può sostenere che l’anziano sia morto in ambulanza», spiega, «perché il decesso è avvenuto quando il paziente era all’interno dell’ospedale». Il dato incontrovertibile, perché confermato dallo stesso responsabile del 118, che tra l’altro ha dovuto consegnare una relazione sul caso anche all’ufficio ispettivo della Regione, è la prolungata attesa di Caranfa a bordo dell’ambulanza parcheggiata davanti al pronto soccorso. «L’anziano è arrivato nel pomeriggio, tra le 16 e le 17, ed è rimasto lì fino alle 2.30 del mattino», fa notare Bianchi, «non c’è dubbio che abbia atteso per troppo tempo, ma ripeto che non è morto a bordo dell’ambulanza». La Procura ha indagato per omicidio colposo il responsabile del pronto soccorso, tre medici del 118 e il medico curante di Caranfa, adottato un criterio che ha lasciato molto perplesso il dirigente del servizio di emergenza dell’Asl. «La ricettività negli ospedali non c’è, per questo i pazienti sono costretti a lunghe attese», osserva Bianchi, «ma la colpa è degli operatori?». (g.d.m.)