Api e Pd attaccano Comune, Regione e Asl

5 Maggio 2020

Mari Fiamma e gli esponenti Dem: manca il piano sicurezza, solo qui non sono ripartiti i cantieri

L’AQUILA. Levata di scudi contro la mancata riapertura dei cantieri della ricostruzione. Apindustria, per bocca del segretario generale, Massimiliano Mari Fiamma, definisce il provvedimento del Comune, che obbliga le imprese ai tamponi per tutti gli operai entro 14 giorni dalla ripresa dei lavori, «intempestivo e inutile, al fine del contenimento dell'epidemia».
Si fa sentire anche il Pd, che parla di «gravissimo e triste fallimento» e sollecita «la riattivazione del Tavolo della ricostruzione della Regione. All'Aquila le imprese restano ferme e gli operai in cassa integrazione per i ritardi di Regione, Asl e Comune».
PROTOCOLLO INUTILE. «In Italia riaprono tutti i cantieri edili per la Fase 2 con la sola eccezione dell’Aquila che, grazie all’intempestivo provvedimento comunale, ha compromesso per l’ennesima volta, la ripresa della ricostruzione. Ribadiamo», afferma Mari Fiamma, «quanto sia inutile il ricorso ai tamponi al fine del contenimento dell’epidemia, così come il fatto che decine di esperti, a livello nazionale, si siano riuniti per stilare un protocollo di sicurezza specifico per i cantieri che il solo Comune dell’Aquila, senza alcun supporto scientifico, ha deciso di aggravare con altre prescrizioni e all’ultimo momento. Il risultato di tanta incapacità gestionale della crisi, che ha caratterizzato anche l’intero consiglio comunale, è che ieri nessun cantiere ha riaperto i battenti, con un gravissimo danno economico per tutte le aziende impegnate nella ricostruzione, compresi appaltatori, subappaltatori e impiantisti».
POCHI TAMPONI. Anche l'Api, come la Cna, si sta organizzando per provvedere ai tamponi. «Pur condannando fermamente l’ordinanza, la tempistica, il metodo e le modalità della sua stesura», conferma Mari Fiamma, «stiamo lavorando per sopperire ad una carenza strutturale che, in questo momento, consente un numero di tamponi, circa 140 al giorno, totalmente insufficienti per garantire l’adempimento delle prescrizioni. Tutto questo si sarebbe potuto evitare se si fosse stabilito quanto richiesto con almeno una decina di giorni di preavviso».
L’AQUILA PENALIZZATA. «Mentre a Pescara si spendono 11 milioni di euro per il Covid Hospital e per un macchinario per processare 2.400 tamponi al giorno, qui da noi non si riesce a stanziare una cifra minima per la sicurezza dei lavoratori. Anche all’Aquila e nel cratere, è necessario avere strumentazioni e personale adeguato per i lavoratori della sanità e degli altri comparti, e per gli operai della ricostruzione che vanno monitorati costantemente». È la posizione degli esponenti del Pd Pierpaolo Pietrucci, Stefania Pezzopane, Stefano Palumbo, Stefano Albano, Emanuela Di Giovanbattista e Carlo Benedetti. «Ieri sono ripartiti i cantieri in tutta Italia, ma non all’Aquila, perché manca un piano operativo della Regione, in grado di programmare le risorse nazionali per la prevenzione e l’emergenza sanitaria. E perché, a tre giorni dalla riapertura, l’ordinanza del Comune aggiunge imposizioni e confusione. Il sindaco Biondi se la prende con le imprese, invece di incalzare Regione e Asl a cui spetta la prevenzione. La Regione, insieme ai sindaci dei due crateri, con le risorse del Governo per l’emergenza Covid-19, avrebbe dovuto organizzare per tempo la campagna di tamponi e test».(m.p.)
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