Appalti e favori: un arresto e 8 indagati

22 Ottobre 2016

Ecco i casi di corruzione: dalla scuola alle lampade del cimitero. Ai domiciliari il capo dell’ufficio tecnico, coinvolto il sindaco

BALSORANO. Affidavano gli appalti per interventi e direzione dei lavori pubblici a professionisti e ditte amiche evitando le gare d’appalto. Sono cinque i provvedimenti restrittivi emessi – nove le persone complessivamente indagate a vario titolo – nell’inchiesta della Procura di Avezzano per reati che vanno dall’abuso d’ufficio fino alla corruzione. Ai domiciliari su disposizione del gip Francesca Proietti è finito il capo dell’ufficio tecnico del Comune, Pietro Mazzone, 58 anni, sindaco di Campoli Appennino (Frosinone), e tra gli indagati il primo cittadino del paese, Mauro Tordone (60), oltre ad altri tre politici, due liberi professionisti e due imprenditori.

CHI È NEI GUAI. Oltre a quello nei confronti di Mazzone, sono stati emessi altri quattro provvedimenti. Il divieto di dimora è scattato per Gino Capoccitti, 60 anni, consigliere di maggioranza in carica ed ex vicesindaco, attualmente ricoverato all’ospedale di Sora (Frosinone), dove gli è stato notificato il provvedimento, Rocco Tullio Servio (44), ex assessore, Silvana Caringi (30), imprenditrice nel settore funerario, Alessandro Gismondi (36), rappresentante legale della stessa ditta, Alessandra Magnarini (53), geometra, Aquilino Tatangelo (48), ingegnere, tutti del posto. Per i due tecnici è stata disposta anche la sospensione provvisoria dall’esercizio della professione. Insieme al sindaco è inoltre indagato l’assessore comunale in carica Francesco Valentini (58). Sono assistiti dagli avvocati Raffaele Mezzoni, Aldo Lucarelli, Piergiorgio Merli e Gianluca Tarquini.

LE INDAGINI. L’inchiesta della Procura di Avezzano, coordinata dal sostituto Roberto Savelli, è scattata nel 2014 e si è avvalsa di intercettazioni e di acquisizioni di atti. Gli accertamenti di polizia giudiziaria sono stati svolti dagli agenti del commissariato di Avezzano e da quelli della squadra mobile dell’Aquila. Il vicequestore aggiunto di Avezzano, Paolo Gennaccaro, insieme al sostituto commissario Gaetano Del Treste e al capo della squadra mobile dell’Aquila, Gennaro Capasso, hanno illustrato il presunto sistema corruttivo che vigeva all’interno del Comune della Valle Roveto e che vedeva al centro la figura di Mezzone, responsabile dell’Ufficio tecnico. A suo carico, infatti, ci sono quasi tutti i capi d’accusa perché ogni provvedimento in un modo o nell’altro passava tra le sue mani.

LE ACCUSE. I nove indagati devono rispondere a vario titolo delle ipotesi di reato di abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, corruzione e falsità ideologica. Nessuno, però, secondo quanto emerso dalle indagini, aveva chiesto o preso tangenti perché i reati sono incentrati tutti su un sistema di scambio di favori. «Per favorire qualcuno negli appalti non è necessario che ci siano mazzette», ha spiegato Capasso, «in questo caso sono stati messi in campo, con artifizi, percorsi amministrativi non corretti e prodotti documenti illeciti, come ad esempio l’affidamento diretto di incarichi sotto la soglia di 40mila euro quando le spese tecniche dovevano andare a gara».

I LAVORI. Nel mirino ci sono appalti pubblici in diversi settori. Vengono contestati agli indagati gli incarichi di direzione dei lavori affidati per la costruzione di un nuovo plesso scolastico e per la demolizione delle vecchie scuole media e materna, ma anche il completamento e la riqualificazione urbana. Tra gli appalti a ditte compiacenti c’è anche quello relativo alla manutenzione delle lampade votive per i cimiteri di Balsorano e delle frazioni. Per quanto riguarda la costruzione della nuova scuola, il responsabile dell’ufficio tecnico era riuscito a tenere le spese tecniche al di sotto dei 40mila euro in modo da fare l’assegnazione senza gara pubblica. Un affidamento sarebbe stato abbassato da oltre 50mila euro a 39mila. Un’alterazione dell’attività amministrativa finalizzata, secondo l’accusa, a favorire delle ditte del posto.

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