«Appalti pilotati a Capistrello»: sindaco Ciciotti e altri 4 a giudizio

Il processo ad aprile. L’imprenditore Fantozzi condannato a otto mesi con il rito abbreviato Il grande accusatore Bucci e il responsabile dell’ufficio urbanistica Di Felice si costituiscono parti civili
CAPISTRELLO. Rinviati a giudizio il sindaco di Capistrello, Francesco Ciciotti, e altre quattro persone nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti comunali, mentre un altro imputato è stato condannato a 8 mesi di reclusione con rito abbreviato.
Oltre al primo cittadino Ciciotti, sotto processo finiscono l’ex consigliere comunale, Corrado Di Giacomo, l’architetto 45enne di Capistrello, Francesca Stati, il geometra Mattia Coviello, sempre di Capistrello, e la giornalista Annalisa De Meis. L’imprenditore 56enne di Capistrello, Concezio Fantozzi, che aveva chiesto il rito abbreviato, è stato condannato a 8 mesi di reclusione. Il pm Ugo Timpano aveva chiesto un anno di reclusione.
Per il processo, tre persone si sono costituite parte civile. Si tratta di Romeo Di Felice, responsabile dell’ufficio urbanistica, che era stato precedentemente arrestato, Dario Bucci, uno dei grandi accusatori, e Marco Lusi, che avrebbe subito una presunta concussione e dei danneggiamenti alla sua macchina da parte del fratello di uno degli imputati. L’inchiesta riguarda presunte «gravi irregolarità» nell’affidamento di incarichi e servizi pubblici, in quanto, secondo l’accusa, «venivano sistematicamente violate le norme di trasparenza e imparzialità per soddisfare interessi privati, con il risultato di realizzare un vero e proprio mercimonio della funzione pubblica».
La misura cautelare era stata emessa dal gip del tribunale di Avezzano, Maria Proia, ed eseguita nel mese di novembre 2018, portando all’arresto del sindaco Ciciotti (poi rieletto), di Di Giacomo e del responsabile dell’area tecnica Di Felice, ora appunto costituitosi parte civile.
Le misure cautelari erano state eseguite dai carabinieri del nucleo investigativo dell’Aquila. Erano finite sotto accusa dieci persone, per reati a vario titolo, come concussione, corruzione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, truffa aggravata e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Erano 17 gli indagati iniziali. Per altri capi di imputazione è stata successivamente chiesta l’archiviazione. A ottobre del 2019 il gip Anna Maria Castelli aveva ordinato «l’archiviazione della notizia di reato e la restituzione degli atti al pm» per una serie di reati contestati, a vario titolo, a 12 indagati. La richiesta di archiviazione era arrivata dall’ex pubblico ministero Andrea Padalino, subentrato al pm Roberto Savelli. Molte delle posizioni iniziali erano state quindi stralciate, così come alcuni capi d’accusa. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio Milo, Roberto Verdecchia, Franco Colucci, Andrea Tinarelli, Luigi De Meis, Nicola Grasso, Virginia Buonavolontà e Moreno Di Cintio. Per la parte civile l’avvocato Davide Baldassarre. «Questa vicenda processuale», ha dichiarato all’uscita dall’aula l’avvocato del sindaco, Antonio Milo, «potrebbe essere intitolata, come fosse un romanzo: il rinvio a giudizio di un uomo onesto e perbene. Dal dibattimento usciremo vincitori». «Piena fiducia nella magistratura», per l’avvocato Verdecchia, «nel pieno contraddittorio i due accusatori saranno scomunicati non solo per le loro non verità dichiarate, ma per tutti gli atti amministrativi prodotti. Il tempo sarà galantuomo».
L’udienza è fissata per il prossimo 8 aprile.
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