Appalti senza gare, nuovo scontro Botta e risposta tra Fina e Biondi

Il senatore Pd annuncia un’interrogazione parlamentare sul caso. Il sindaco: «Sciacallaggio politico» Si discute sulla nota con cui l’Anticorruzione ha richiamato l’ente sull’affidamento di lavori pubblici
L’AQUILA. Lo scontro politico è tornato ad accendersi sulla relazione con cui l’Anac – Autorità nazionale anticorruzione – ha evidenziato una serie di «anomalie» negli appalti pubblici affidati dal Comune dell’Aquila. Il botta e risposta si è consumato ieri – a due mesi dalla nota dell’anticorruzione – tra il senatore del Partito democratico, Michele Fina, e il sindaco del capoluogo, Pierluigi Biondi. Il Centro si era occupato della vicenda lo scorso 25 novembre, quando i consiglieri di opposizione dell’Aquila portarono alla luce la relazione con cui l’Anac aveva segnalato alcuni casi di appalti senza gare in una dura nota con cui evidenziava una «carente capacità programmatoria» dell’ente. La minoranza aveva minacciato inoltre di portare le carte in Procura. Per Fina «le considerazioni dell’Anac sono molto più che preoccupanti», tanto che il senatore dem ha annunciato un’imminente interrogazione parlamentare al riguardo. Biondi, d’altro canto, ha parlato di «sciacallaggio politico» e di «tentativo disperato» di riaprire la partita delle Regionali. L’esponente del Pd, in particolare, ha acceso i riflettori sul fatto che «solo il 3,5 per cento degli appalti – così come segnalato dall’Autorità anticorruzione – è stato affidato con gare a evidenza pubblica, e la grande maggioranza attraverso affidamenti diretti». Ma il primo cittadino di Fratelli d’Italia non ci sta: «La relazione non richiede al Comune alcuna misura correttiva né, tantomeno, avvia procedimenti sanzionatori, limitandosi a formulare nient’altro che una generica raccomandazione». E ancora: «L’attuale quadro normativo prevede il ricorso all’affidamento diretto per lavori e servizi di importo fino a 150mila euro e alla procedura negoziata senza bando per affidamenti fino al limite della soglia comunitaria, vale a dire 5 milioni e 350mila euro. Nelle scelte compiute dall’amministrazione», chiosa Biondi, «non può dunque essere ravvisato alcun abuso ma, semplicemente, una condotta in linea con le disposizioni correnti». Per Fina, invece, il quadro che emerge è «piuttosto inquietante»: «In termini di numeri innanzitutto», spiega il senatore Pd, «e di filosofia di gestione della “cosa pubblica”: Il frazionamento degli appalti per non ricorrere a procedimenti di evidenza pubblica, ma affidamenti diretti senza nemmeno rispettare il principio di rotazione ora. È molto interessante approfondire questa relazione», prosegue Fina, «per capire i contorni del sistema di potere Fratelli d'Italia semina in Abruzzo». Per Biondi, al contrario, «a fronte di un numero limitato di procedure aperte bandite nel triennio, esse abbiano rappresentato meno del 30 per cento dell’importo complessivo degli affidamenti, mentre gli affidamenti diretti hanno inciso per un valore inferiore all’8 per cento».
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