Apre Covid hospice, è tra i primi in Italia

7 Aprile 2020

Due posti letto per i malati terminali che risultano anche positivi al virus. Via al supporto psicologico per i pazienti estubati

L’AQUILA. È nato ieri, all’interno del G8 del San Salvatore, uno dei primissimi Covid hospice in Italia: due letti, almeno per il momento, che saranno dedicati ai pazienti malati terminali e bisognosi di terapie del dolore che risultano anche positivi al test del coronavirus. L’iniziativa è del primario di Terapia intensiva dell’ospedale, Franco Marinangeli, e ha raccolto anche la disponibilità da parte della direzione generale dell’Asl. Insieme al Covid hospice è stato attivato, nei giorni scorsi, un servizio di supporto psicologico per i pazienti estubati che hanno dovuto fare i conti con il Covid.
«Inizia a porsi il problema dei disturbi post-traumatici seri», spiega Marinangeli. «Chi ha visto in faccia la morte, dev’essere accompagnato in un percorso di riabilitazione anche psicologica. La maggior parte dei pazienti che riesce a essere salvata ha seri problemi successivi alla malattia». Insomma, mentre sembra arrestarsi la corsa dei contagi, si pensa al futuro. «I dati positivi degli ultimi giorni non devono far abbassare la guardia», dice il primario. «Quanto accadrà in futuro dipende esclusivamente dal comportamento delle persone. Se si tornasse di colpo alle vecchie abitudini potremmo ricominciare tutto daccapo. Certo, attualmente la pressione sulle terapie intensive è inferiore rispetto ai giorni scorsi». Restano in 12, tuttavia, i pazienti all’interno del G8 dell’Aquila. «Alcuni, purtroppo, sono in situazione molto grave. Qualcuno ce la può fare», continua il primario. «In totale sono stati una ventina i nostri pazienti, di questi un quarto circa ce l’ha fatta. Non vogliamo però lasciare nessuno senza cure, anche per questo abbiamo pensato al Covid hospice, dedicato esclusivamente alle cure di malati in fase terminale e positivi al coronavirus, che in altre strutture non potrebbero essere trattati perché potrebbero infettare altri pazienti. Attualmente abbiamo attivato due posti, un numero che potrebbe crescere nel caso in cui ce ne fosse la necessità».
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