Apre l’anno giudiziario del Tar «I Comuni ignorano i cittadini»

Il presidente Realfonzo avverte gli enti locali: troppi silenzi anche su richieste banali, ci saranno sanzioni Alle accuse di «pregiudizi ideologici» nelle decisioni replica: imparzialità garantita sempre dalla legge
L’AQUILA. «Troppi silenzi dai Comuni». A lanciare il monito contro le mancate risposte degli enti locali alle richieste dei cittadini, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, è il presidente del tribunale amministrativo regionale Umberto Realfonzo. Un atteggiamento «intollerabile» lo definisce il magistrato, frustrante per le legittime aspettative della collettività e che ingolfa l’attività degli uffici giudiziari già messi a dura prova dalle carenze di organico e nel 2020 dall’emergenza Covid. Nonostante le difficoltà, la sezione aquilana è riuscita a ridurre anche se di poco l’arretrato. Non così a Pescara, dove l’accumulo dei ricorsi ha fatto registrare un incremento di 180 pratiche.
BASTA SILENZI. È proprio il presidente della sezione pescarese Paolo Passoni a porre l’accento sulle omissioni delle amministrazioni locali. Il carico di 500 ricorsi in entrata a fine anno pesa sui soli tre magistrati che, compreso lui, mandano avanti l’ufficio. «Se però diminuissero i giudizi per silenzi e ottemperanze», fa notare, «ne guadagneremmo tutti». La questione non è solo pescarese e non mette in discussione l’esigenza di giustizia dei cittadini: per questo Realfonzo chiarisce e rincara la dose. «Le amministrazioni non rispondono neppure alle domande più banali», osserva, «e il loro silenzio è spesso interpretato come colpevole». Il presidente annuncia «sanzioni progressive» nei confronti degli enti inadempienti. «Anche perché», rileva, «sono alcuni soliti noti a non rispondere e non si tratta dei Comuni più piccoli».
TAR E POLITICA. Realfonzo sottolinea anche l’atteggiamento di alcuni amministratori. «In qualche caso è stata insinuata l’accusa di non meglio precisati pregiudizi ideologici nelle nostre decisioni», osserva. «Respingo fermamente tali allusioni e mi limito a ricordare che l’imparzialità è garantita sempre da puntuali richiami alla legge e agli insegnamenti del Consiglio di Stato». A testimoniare la correttezza dei giudizi è anche il dato secondo cui di 493 sentenze, 435 non sono state appellate. Per quelle restanti, solo nove sono stati i ricorsi accolti, pari all’1,82 per cento.
I NUMERI. Nella sezione aquilana i ricorsi registrati nel 2020 sono stati 433, 91 in meno rispetto al 2019 «per colpa del Covid» spiega il presidente. Questo dato ha inciso anche sull’arretrato, in calo di 117 contenziosi. «Al 31 dicembre 2020», rileva Realfonzo, «risultano pertanto pendenti 1.914 ricorsi». Il blocco delle attività in presenza è stato in parte aggirato, soprattutto per le istanze cautelari, con 27 decreti emessi dal presidente. «Abbiamo così affrontato», afferma Realfonzo, «anche questioni non prive di una notevole complessità e importanza».
EFFETTI DELLA PANDEMIA. Nel primo periodo dell’emergenza solo otto ricorsi su 16 sono passati a sentenza senza discussione orale. «Tra rinvii ex lege e a richiesta di parte, si sono dovute rinviare ben 43 cause mature per la decisione», spiega il presidente. I rinvii sono stati 122, il 25,8% delle iscrizioni a ruolo. Per Realfonzo si tratta di «un malcostume, quando la richiesta di slittamento non è dettata da effettive esigenze processuali», mitigato dalle 99 sentenze brevi, con un termine medio decisionale di 31 giorni, e dalla «pulizia degli archivi», con la cancellazione di 62 ricorsi per «difetto d’interesse».
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