Aratari resta in carcere, ma a Rebibbia

1 Giugno 2018

Il tribunale del riesame boccia la richiesta di libertà anche per la moglie, che è ai domiciliari. Lunedì e martedì gli altri ricorsi

AVEZZANO. Dovranno rimanere agli arresti. Lo ha deciso il tribunale del riesame dell’Aquila riguardo ad Arnaldo Aratari, uno dei principali indagati nell’ambito dell’inchiesta sui falsi certificati medici, e a sua moglie Tiziana Mascitelli. Il primo è stato trasferito dal carcere San Nicola di Avezzano a quello romano di Rebibbia, ma le motivazioni che hanno portato l’autorità penitenziaria a tale decisione non sono ancora state chiarite. La seconda, invece, si trova ai domiciliari. Il giudice Giuseppe Romano Gargarella (presidente) ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato Antonio Valentini, difensore dei coniugi marsicani, che ha annunciato ricorso in Cassazione. Gli interrogatori delle persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza sui falsi certificati, si sono conclusi nei giorni scorsi e questo primo diniego da parte del tribunale della libertà è determinante anche in vista della decisione che verrà adottata riguardo agli altri indagati. L’operazione “Tutti per uno” della Procura di Avezzano ha portato a dieci ordini di custodia cautelare, di cui tre in carcere e sette ai domiciliari, emessi dal gip del tribunale di Avezzano, Maria Proia. Fatta eccezione per il latitante in Galles, Giuseppe Agostinacchio, 52enne, ex carabiniere, sono stati tutti ascoltati tra lunedì e martedì scorsi alla presenza del pubblico ministero Roberto Savelli, titolare dell’inchiesta sui falsi certificati, con le accuse di frode processuale, corruzione, falsità materiale e ideologica, frode assicurativa, truffa ai danni dello Stato e favoreggiamento.
Quasi tutti hanno risposto alle domande del giudice, dichiarando la loro estraneità ai fatti. Lunedì e martedì il tribunale del riesame dell’Aquila sarà chiamato a decidere sulle sorti degli altri indagati, il medico psichiatra dell’Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Angelo Gallese, al centro dell’inchiesta e per il quale l’Asl ha annunciato che disporrà un provvedimento di sospensione dal lavoro; il paziente Orlando Morelli, rom di Avezzano, con dei precedenti di polizia, entrambi in carcere, rispettivamente a Pescara e ad Avezzano; il medico Gino Arioli, ai domiciliari; e l’ex dirigente delle cooperative agricole, ex consigliere regionale e consulente di aziende private, attualmente pensionato, Mario Panunzi, tutti difesi dagli avvocati Franco Colucci e Antonio Milo. Nell’inchiesta, in questi giorni, sarebbe stata ascoltata anche una donna di cui non si conoscono le generalità, che avrebbe denunciato i presunti illeciti che avvenivano all’interno dello studio medico di Gallese.
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