Archi medievali a Palazzo Margherita

2 Marzo 2019

I ritrovamenti raccontano le tante vite dell’antico edificio sede del Comune fino al 2009. Fine lavori prevista entro il 2020

L’AQUILA. Archi medievali in pietra concia con quote di fondazione molto più basse degli attuali piani di calpestio e un pavimento in cotto: sono le testimonianze della prima “vita” di Palazzo Margherita, sede del consiglio comunale fino al 2009, oggi oggetto di lavori di restauro e consolidamento, diretti da Maurizio D’Antonio, del Provveditorato alle opere pubbliche. Nel sito della struttura, progettata dal famoso architetto Pico Fonticulano nel Cinquecento, si cercano anche le tracce del Palazzo del Capitano di Giustizia, che potrebbero trovarsi nella zona corrispondente alla torre civica. Intanto, l’obiettivo è concludere le opere, per cui sono stati finanziati circa dieci milioni, entro il prossimo anno.
LA STORIA. Il palazzo civico intitolato a Margherita d’Austria firmato da Fonticulano, architetto e matematico, nella seconda metà del Cinquecento, era stato pesantemente danneggiato anche dal sisma del 1703. «Nel corso dell’Ottocento ha subìto interventi di ristrutturazione che lo hanno notevolmente modificato nella struttura, nell’architettura e nella distribuzione degli spazi per essere adibito a tribunale, funzione che ha mantenuto fino a qualche decennio fa», spiega D’Antonio, direttore dei lavori di restauro. «Il palazzo di Margherita d’Austria aveva tre ingressi, uno su piazza Palazzo, l’altro su piazza Santa Margherita e l’altro ancora sull’attuale via delle Aquile, quello principale. È poi stato aperto un quarto ingresso su via Bafile, dedicato al tribunale, ed è stata realizzata nell’Ottocento anche la scala principale del fabbricato, mentre sono stati abbattuti i due scaloni, che dovevano caratterizzare il palazzo di Margherita, sostituiti con un ampliamento del porticato al piano terra».
TERREMOTO. Con il sisma del 2009 la struttura ha subìto gravissimi danni diffusi ovunque ma, in particolare, il lato meridionale ha sfiorato il crollo totale. «È rimasto in piedi grazie a una serie di catene di varie epoche che hanno impedito il ribaltamento delle facciate murarie e negli ultimi anni grazie anche al sistema di puntellamenti realizzato nell’immediato dopo sisma», continua il direttore dei lavori. «Il quadro complessivo del danno appare più pesante di quanto si supponesse».
LE PREESISTENZE. Durante i lavori è venuto alla luce un campionario di tecniche costruttive murarie e di sistemi voltati di diverse epoche. «Saggi preventivi effettuati nel sottosuolo hanno fatto emergere tracce di ambienti appartenuti a una struttura edilizia forse precedente al palazzo di Margherita», spiega. D’Antonio. «Si dovrà però attendere il completamento delle indagini archeologiche». Intanto, nell’ala del palazzo su piazza Santa Margherita, è stata trovata una serie di archi medievali, che probabilmente faceva parte di piccole costruzioni inglobate da Fonticulano nel palazzo costruito per Margherita. Il Palazzo del Capitano doveva trovarsi invece più vicino alla torre, nella zona che ancora dev’essere indagata. «Si doveva trattare comunque di una modesta costruzione, al contrario di quanto si possa pensare», prosegue l’architetto. «Gli archi rinvenuti sono caratterizzati da una muratura molto simile all’apparecchio aquilano».
DECORAZIONI PITTORICHE. Sono già state quasi completamente restaurate, invece, le decorazioni pittoriche presenti sui soffitti voltati ed è stato messo in sicurezza il dipinto di Fulvio Muzi della sala consiliare.
LA TORRE. «La torre medievale che si presenta secondo la rielaborazione costruttiva ottocentesca con un orologio che in principio si trovava in corrispondenza del secondo piano del palazzo e che è stato spostato in alto nel primo Ottocento», dice D’Antonio, «è stata fortemente danneggiata dal sisma e presenta vistose e diffuse lesioni. In collaborazione con la facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila è stato predisposto un sistema di monitoraggio che permette di valutare il comportamento nel tempo e sono in corso delle indagini».
IL PROGETTO. Oltre alla riparazione, il progetto tende a migliorare in maniera notevole il comportamento dell’edificio in caso di sisma. «Tuttavia, in rapporto all’esigenza di conservazione», conclude il direttore dei lavori, «le operazioni di riparazione e consolidamento devono procedere con cautela».
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