Area archeologica di Furfo Progetto di valorizzazione

BARISCIANO. Il Comune di Barisciano ha approvato l’accordo di collaborazione con l’Università (Dipartimento di Scienze Umane), Soprintendenza e British School di Roma “finalizzato allo sviluppo di...
BARISCIANO. Il Comune di Barisciano ha approvato l’accordo di collaborazione con l’Università (Dipartimento di Scienze Umane), Soprintendenza e British School di Roma “finalizzato allo sviluppo di progetti congiunti di ricerca, documentazione, studio e valorizzazione del patrimonio archeologico e storico-artistico di competenza della Soprintendenza sul territorio del Comune, con riferimento al contesto archeologico e paesaggistico del vicus di Furfo, incluse le emergenze archeologiche e le correlazioni con il potenziale informativo sulla storia del popolamento antico dell’intera area, garantendone la tutela, lo studio e la pubblica fruizione”. Nella delibera si dà atto che “l’area di Furfo costituisce un contesto di assoluta rilevanza storica e archeologica, tanto per la specifica forma insediativa del quale esso costituisce preziosa testimonianza quanto per le particolari caratteristiche di preservazione dell’area; la Soprintendenza archeologica ha già svolto nell’estate 2001 attività di ricerca e scavo nel sito romano, con la cattedra di archeologia classica dell’Università, portando al rinvenimento di un settore del vicus romano, insieme a un segmento del reticolo viario; il Comune ha interesse alla presenza di progetti di ricerca scientifica condotti da équipe di livello internazionale e alla valorizzazione”. Il castello di Forfona era situato nella Valle dell'Aterno tra gli attuali abitati di Barisciano, Poggio Picenze e San Demetrio. La posizione era strategica poiché al confine tra l'area dei Sabini (Amiternum) e dei Vestini (Peltuinum), direttamente sul Regio tratturo, ricalcante la via Claudia Nova, che conduceva al mare Adriatico. L’abitato si origina in età romana come vicus dipendente da Peltuinum denominato Furfo, o Furfone. Di quest’epoca rimane una lapide dedicata a Iovis Liberi (Giove libero) datata 13 luglio del 58 a.C. Dal VI secolo il vicus va in decadenza e si assiste a un progressivo abbandono della popolazione. Intorno all’anno 1000, sul luogo di un tempio romano, venne eretta la chiesa di Santa Maria, di cui ci sono i resti. (g.p.)

