Aree bianche, il Comune condannato a pagare

Ricorso Rivera, il Tribunale amministrativo ordina all’ente di liquidare 21mila euro Si tratta delle zone non coperte dal vecchio Prg risalente agli anni Settanta
L’AQUILA. Le “aree bianche” continuano a far danni alle casse del Comune. Con una sentenza depositata nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo regionale ha intimato al Comune la liquidazione di un compenso di oltre 21mila euro a favore di un architetto che, come commissario ad acta, aveva normato un’area bianca di proprietà della famiglia del duca Francesco Rivera, nella zona di San Sisto.
L’iniziativa della famiglia Rivera di rivolgersi al Tar fu, anni fa, una delle prime sulla tematica delle aree bianche e aprì la strada ad altri ricorsi (una stima parla di circa 150) per ognuno dei quali ci fu la nomina da parte dei giudici amministrativi di un commissario il cui costo è finito a carico dell’amministrazione pubblica.
Per inquadrare meglio la problematica va fatto un salto indietro nel tempo. Il Piano regolatore dell’Aquila, che risale agli anni Settanta del secolo scorso, aveva, naturalmente, stabilito dei vincoli urbanistici: in soldoni furono indicate aree dove poter costruire, altre per servizi pubblici, verde, parcheggi e altro. Quei vincoli, per legge, avevano la durata di 5 anni, poi decadevano. Una volta decaduti i vincoli, ben 750 ettari del territorio comunale sono rimasti senza destinazione: il Comune non li ha mai espropriati e i proprietari non hanno potuto utilizzarli in alcun modo. La famiglia Rivera fin dal 2006 (giunta guidata da Biagio Tempesta) pose la questione in relazione a un’area di sua proprietà a San Sisto. L’inerzia del Comune spinse i Rivera a fare ricorso al Tar chiedendo la nomina di un commissario che per quella singola zona “riscrivesse” il Piano regolatore. La spinosa questione passò poi nelle mani della giunta di Massimo Cialente. Il terremoto fece passare per qualche anno la vicenda in secondo piano, ma intanto i commissariamenti non erano cessati. Si arrivò al punto che i commissari di fatto stavano riscrivendo il Prg al di fuori di ogni programmazione. Il rischio di una cementificazione selvaggia del territorio, che si sarebbe aggiunta ai 19 piani Case, alla miriade di Map e casette varie, diventò reale. Dopo mille discussioni e intoppi finalmente, nel 2015, il consiglio comunale votò una delibera che consentiva l’edificazione – o comunque l’utilizzo – di una parte dell’area bianca (le norme tecniche sono più complesse e disciplinano anche altri aspetti, come la quota che va ceduta al Comune). La delibera ha dato lo stop ai ricorsi al Tar, ma non essendo retroattiva, i commissariamenti che erano stati avviati in precedenza (e le relative decisioni) sono rimasti in piedi e il Comune deve continuare a pagare i commissari. L’ordinanza sarà inviata alla Procura regionale della Corte dei conti per valutare eventuali danni erariali. E qui si apre un altro scenario, in base al quale potrebbero essere chiamati a risarcire i danni gli amministratori che nel tempo (fino al 2015) non hanno agito per sanare le aree bianche.
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