Arischia festeggia il patrono e l’avvio dei lavori all’abbazia

5 Aprile 2016

L’AQUILA. Con un po’ di ritardo è tornata ad Arischia la festa di San Benedetto, patrono principale della frazione. «Lo spostamento della tradizionale memoria del 21 marzo», scrive in una nota Luca...

L’AQUILA. Con un po’ di ritardo è tornata ad Arischia la festa di San Benedetto, patrono principale della frazione. «Lo spostamento della tradizionale memoria del 21 marzo», scrive in una nota Luca Capannolo, «è stato causato dalla coincidenza della data con la Settimana Santa. La ricorrenza ha avuto un sapore ancora più gioioso per l’avvio dei tanto attesi lavori di restauro dell’abbazia. La giornata è stata aperta dai fuochi pirotecnici e dal giro bandistico. La messa è stata celebrata sul sagrato dell’abbazia dal parroco-abate, il canonico don Titus Ezenyimulu, dal francescano padre Carmine Serpetti, originario del paese, e dal giovane sacerdote don Federico Palmerini». Alla processione per i quattro quarti del paese hanno fatto seguito la commemorazione dei caduti in guerra e i fuochi pirotecnici.

Lo storico locale Abramo Colageo ha tenuto una conferenza sulle origini del culto di San Benedetto ad Arischia a cui è seguita l’esibizione dei Bandierai dei Quattro Quarti, spettacolo itinerante attorno all’abbazia volto ad abbracciare simbolicamente il monumento che solo in questi giorni vede l’inizio del restauro. La giornata si è conclusa con la degustazione delle tradizionali pizze fritte. «La festa», spiega ancora Capannolo, «pur affondando le origini nell’antichità, riesce ancora a parlare e a dare molto al mondo contemporaneo: il culto s’innesta sull’incontro di due culture, o meglio di due religioni, quella islamica delle donne saracene che trovarono riparo in loco e quella cristiana riproposta dai monaci benedettini che ricristianizzarono il posto dopo la prima evangelizzazione operata dai monaci equiziani. L’incontro non portò a scontri, ma alla pacifica convivenza delle fedi e all’assimilazione. La vocazione all’accoglienza del paese aquilano continua ancora, visto che in paese sono presenti giovani migranti, nella maggioranza musulmani, accolti come furono ospitate nella prima migrazione le donne saracene che diedero origine ad Arischia».

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