Arrestato e assolto, risarcimento insufficiente

5 Ottobre 2022

La Cassazione rinvia alla Corte d’Appello gli atti relativi all’ingegner Strassil: troppo pochi 6mila euro

L’AQUILA. Coinvolto nel 2012 in un’indagine su appalti “sospetti” nell’ambito della ricostruzione post sisma, era finito agli arresti domiciliari ma, alla fine, era stato prima prosciolto da alcune delle accuse e poi assolto con formula piena dalle altre. Carlo Strassil ingegnere romano di 76 anni, nel novembre del 2019, con un’ordinanza della Corte d’Appello, si era visto riconoscere un risarcimento di 6.000 euro per ingiusta detenzione. Attraverso il suo legale ha però fatto ricorso alla Corte di Cassazione che ha annullato l’ordinanza e rinviato gli atti alla Corte d’Appello dell’Aquila «per un nuovo esame». In sostanza, secondo l’Alta Corte, il risarcimento dovrebbe essere più alto perché in Appello non sarebbe stato adeguatamente valutato il danno professionale che l’ingegnere subì quando fu coinvolto ingiustamente nell’indagine della procura aquilana (fu la stessa Procura a chiedere durante il processo l’assoluzione di Strassil). «In particolare», scrive la Cassazione, «in tema di riparazione per ingiusta detenzione, il riferimento al criterio aritmetico – che risponde all’esigenza di garantire un trattamento tendenzialmente uniforme, nei diversi contesti territoriali – non esime il giudice dall’obbligo di valutare le specificità di ciascun caso e, quindi, di integrare opportunamente tale criterio, innalzando, ovvero riducendo, il risultato del calcolo aritmetico per rendere la decisione più equa possibile e rispondente alle differenti situazioni sottoposte al suo esame». Nel caso di Strassil, sottolinea la Cassazione «debbono ritenersi fondate le censure prospettate dal ricorrente con riferimento al diniego del riconoscimento di ulteriori danni non patrimoniali rispetto a quelli liquidati, con riferimento al mancato affidamento di nuovi incarichi professionali». La Corte d’Appello aveva pur concesso un parziale “aumento” in relazione però al solo «profilo del discredito subito da Strassil in relazione alla pubblicazione della notizia dell’arresto sulla stampa. Il giudice della riparazione ha invece omesso di approfondire la problematica relativa alla perdita degli incarichi in corso e di chances lavorative di analoga natura. In conclusione si può affermare che la motivazione sottostante alla decisione della Corte d’Appello appare sul punto del tutto carente in quanto andavano valutate le specificità, positive o negative, di ciascun caso e, quindi, andava integrato opportunamente il criterio aritmetico in relazione a tutte le diverse situazioni sottoposte al suo esame. L’ordinanza impugnata va quindi annullata con rinvio alla Corte d’Appello dell’Aquila affinché valuti l’opportunità di integrare o meno il risultato del calcolo, rivalutando i profili lavorativi e considerando gli altri eventuali pregiudizi al fine di rendere la decisione più equa possibile».
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