Arresto per usura, ricorso bocciato dalla Cassazione

7 Giugno 2019

Altra doccia fredda per la preside Tonti finita nei guai insieme alla broker Valeri Corretta, per i giudici, la misura dei domiciliari inflitta all’ex dirigente scolastica

SULMONA. Ha fatto ricorso in Cassazione contro la decisione del giudice di arrestarla. Riteneva la misura coercitiva alla quale è stata sottoposta «ingiusta e abnorme». Lei che era stata considerata dai suoi alunni e dai genitori, ma anche da tutti gli insegnanti dell’Istituto comprensivo di Sulmona che ha diretto per anni, una dirigente inflessibile e al di sopra di ogni sospetto, voleva cancellare quella che riteneva una macchia sulla sua integerrima carriera. Ma dalla Cassazione è arrivata per Elvira Tonti un’altra doccia fredda. La Suprema Corte ha infatti rigettato il ricorso presentato dai suoi legali in merito alla misura cautelare degli arresti domiciliari del 15 novembre 2018, ai quali era stata sottoposta con la pesante accusa di usura insieme alla broker sulmonese Katia Valeri. Entrambe sono accusate di aver prestato soldi a strozzo, pretendendo interessi altissimi da persone che in quel momento si trovavano in difficoltà. Secondo i giudici la decisione di far arrestare l’ex dirigente scolastica è stata corretta. A curare il ricorso in Cassazione di Tonti sono stati gli avvocati Marco Femminella del Foro di Chieti e Nino Ruscitti del Foro di Sulmona. Già il Tribunale del Riesame a fine novembre, pur rimettendo in libertà l’ex preside con l’obbligo di firma, aveva fatto notare che «appare verosimile, proprio sulla base di alcuni elementi raffigurati dalla difesa, che la vittima si fosse determinata a chiedere denaro a soggetti meno pericolosi della famiglia rom di Sulmona (per la quale si procede in altro fascicolo). Soggetti che, però, avevano poi prestato il denaro sempre a condizioni usurarie». Insomma sia secondo il gip di Sulmona, sia per i giudici del Riesame le accuse di usura che si poggiano interamente sulla testimonianza della proprietaria di un autolavaggio di Sulmona, sarebbero fondate. Constatazione certificata ora anche dalla Cassazione.
Tutto ha avuto inizio, come detto, con la denuncia di una donna romena che gestisce un autolavaggio dell’area industriale di Sulmona la quale, dopo essere stata aggredita da una donna rom che chiedeva il pagamento di rate e interessi, era stata ridotta in fin di vita per i colpi ricevuti in testa con una chiave inglese. La donna aveva raccontato tutto alla polizia, facendo i nomi sia di altri tre componenti della famiglia rom (tutti indagati per usura), e poi di Elvira Tonti e Katia Valeri, clienti dell’autolavaggio. Dalle indagini coordinate dall’ispettore Daniele L’Erario, è venuto fuori che dal 2014 e fino ai primi mesi dello scorso anno, a fronte di un prestito iniziale di duemila euro, le due professioniste si sarebbero fatte consegnare, dalla proprietaria dell’autolavaggio, la somma complessiva di 6mila euro con l’applicazione del tasso di interesse pari al 240 per cento.
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