Arriva la “protesta delle tende”: universitari contro il caro affitti

La protesta davanti al polo scientifico di Coppito, qui anche il tema del futuro della Casa dello studente I rappresentanti: «Vogliamo che resti la Campomizzi e garanzie su residenzialità e diritto allo studio»
L’AQUILA. È stata ribattezzata la “protesta delle tende”, contro il caro affitti e la mancanza di alloggi idonei per gli studenti universitari fuori sede. La mobilitazione nazionale ha toccato anche L’Aquila, dove a far sentire la propria voce sono stati i rappresentanti dell’Udu (Unione degli universitari), che hanno messo nel piatto anche la mancanza di posti letto e la paventata chiusura della caserma Campomizzi, unica residenza universitaria pubblica in città, gestita dall’Adsu (Azienda per il diritto allo studio universitario), che a fine luglio dovrebbe tornare al ministero della Difesa.
Le tende sono state posizionate nel polo scientifico di Coppito, dove gli studenti “armati” di cartelli hanno inscenato un flash mob. «Ad oggi l’intenzione dell’Adsu», ha spiegato l'Udu, «è di chiudere Campomizzi e di creare una sorta di studentato nella struttura “il Moro” dell’Ater, in una zona mal collegata e con grandi difficoltà nel raggiungere i poli universitari, senza servizi quali la mensa, aule studio e bar. Crediamo che questa soluzione sia inaccettabile. Non verrebbero garantiti agli studenti dei servizi essenziali per il proseguimento dei loro studi. Campomizzi è l’unica soluzione che garantirebbe una residenza ben collegata, vicino le zone centrali e capace di ospitare, a pieno regime, più di 300 studenti. Chiediamo di restare a Campomizzi, dotata di collegamenti e di tutti i servizi che uno studentato dignitoso deve avere. Vogliamo che sia garantita la residenzialità e con essa il diritto allo studio in questa città».
Sulla vicenda è intervenuto Alessandro Tettamanti, coordinatore del tavolo Politiche sociali della Costituente democratica L’Aquila domani: «Al di là del prezzo, talvolta aumentato, il problema più evidente all’Aquila è proprio quello di trovarla una camera. Così mentre alcuni fuori sede, Erasmus compresi, quest’anno sono stati costretti ad andar via – rimbalzati da una città che si definisce universitaria – molti appartamenti, compresi quelli pubblici, sono vuoti. Il caso più clamoroso», ha ricordato Tettamanti, «resta quello del collegio di merito Ferrante d’Aragona, che vorrebbe mettere a disposizione una parte dei tanti appartamenti entrati a far parte del patrimonio immobiliare comunale in conseguenza dell’acquisto equivalente reso possibile dopo il sisma. Ebbene, tale collegio, di cui il sindaco Pierluigi Biondi si è anche vantato nella televisione nazionale, a quasi due anni dalla sua nascita, ancora non mette a disposizione nemmeno una casa per gli studenti».
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