Asl condannata ad adeguare la paga a un radiologo
TAGLIACOZZO. La Asl condannata dalla Corte d’Appello ad adeguare lo stipendio di un dipendente, pagando la fascia economica superiore. La sentenza è stata emessa dalla sezione per le Controversie di...
TAGLIACOZZO. La Asl condannata dalla Corte d’Appello ad adeguare lo stipendio di un dipendente, pagando la fascia economica superiore. La sentenza è stata emessa dalla sezione per le Controversie di lavoro e previdenza e ha stabilito che la Asl deve corrispondere a un tecnico radiologo avezzanese in servizio a Tagliacozzo uno stipendio più alto. L’azienda non voleva riconoscergli la somma neanche dopo la pronuncia del tribunale di Avezzano. La sentenza è stata emessa dai giudici Rita Sannite (presidente), Maria Luisa Ciangola (consigliere) e Ciro Marsella (relatore). I legali del lavoratore, Salvatore Braghini e Renzo Lancia, si erano opposti al fatto che l’Asl avesse escluso il dipendente dal beneficio economico perché per due anni si era trasferito volontariamente alla Asl di Firenze, nel 2009. Periodo che secondo la Asl non rientrava nel conteggio per la maturazione del diritto alla fascia economica superiore. L’esclusione dalla progressione orizzontale, secondo quanto sostenuto dalla Asl, sarebbe stata, viceversa, legittima, in quanto l’accordo sindacale riguardava soltanto i dipendenti in servizio nella Asl di Avezzano alla data del gennaio 2011. Ma sia per il giudice del lavoro del tribunale di Avezzano, Antonio Stanislao Fiduccia, sia per i tre giudici della Corte d’Appello, l’interpretazione dell’azienda «configura un’ingiustificata disparità di trattamento». Sempre secondo i giudici «l’interpretazione letterale dell’accordo sindacale a cui fa riferimento la Asl di Avezzano ha stabilito che per l’accesso al beneficio in questione potevano essere conteggiati anche 2 anni di anzianità nel Servizio sanitario nazionale». Su questa base, la Corte d’Appello ha condannato l’Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila a corrispondere al dipendente la somma relativa alla fascia superiore, cioè quella riconosciuta per il personale in servizio dal 1° gennaio 2011. L’azienda sanitaria dovrà pagare anche le spese processuali, pari a 3.310 euro. Una sentenza che potrebbe rappresentare un precedente e aprire la strada ad altri ricorsi.
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