Asl, la Cgil presenta il conto a Testa

Inviata al manager la lista delle emergenze: dalla carenza di personale alle liste d’attesa
L’AQUILA. Una carenza di personale che nel tempo ha raggiunto le 1.000 unità, fino a 450 giorni di attesa per alcune visite specialistiche, riduzione dei posti letto.
È una lunga lista di emergenze, quella che la Cgil ha voluto portare all’attenzione del nuovo manager della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila Roberto Testa, la cui nomina deve essere ancora ratificata.
A mettere nero su bianco, in una lettera aperta, i problemi della sanità pubblica provinciale sono stati il segretario generale del sindacato Francesco Marrelli e il segretario della Fp Cgil Anthony Pasqualone. Problemi noti a livello locale, che il direttore generale in arrivo da Roma si troverà ad affrontare a breve e per cui la Cgil è pronta ad aprire un tavolo di confronto, senza però accettare decisioni calate dall’alto.
Marrelli e Pasqualone denunciano «una drammatica riduzione dei servizi alla persona nel territorio della provincia dell’Aquila, che rappresenta per estensione il 50 per cento della regione Abruzzo. Un territorio che rischia un inesorabile abbandono delle aree montane a causa della scarsità di servizi pubblici e di lavoro, elementi fondamentali in un Paese che si richiama ai valori indissolubili della Costituzione. La politica in questi ultimi dieci anni ha concentrato il suo operato nel rispetto della spesa, della quadratura dei bilanci, dei diktat che arrivavano dal ministero della Salute e da quello dell’Economia e Finanza. Tutto ciò», aggiungono i due sindacalisti, «ha prodotto una carenza di personale sanitario stimabile in oltre 1.000 unità lavorative, liste di attesa che per alcune visite specialistiche superano i 450 giorni, la chiusura del Punto nascita di Sulmona, la declassificazione dei presidi ospedalieri, la riduzione dei posti letto, il mancato avvio di un modello di integrazione tra ospedale e territorio: si vedano per esempio i gravi ritardi nell’attivazione delle Case della Salute».
Sotto accusa le imposizioni che hanno portato «a privare del diritto alla salute e alla cura chi vive in povertà e non può rivolgersi alle strutture sanitarie private in mancanza del servizio pubblico».
Ma quali dovrebbero essere le prime azioni di Testa, secondo la Cgil? «Le chiediamo», si legge nella lettera, «di rimettere al centro della sua azione la persona, cioè le lavoratrici e i lavoratori che per troppi anni hanno vissuto condizioni massacranti di lavoro pur di assicurare la continuità del servizio, e gli utenti, ovvero coloro che si rivolgono al sistema sanitario pubblico che deve garantire la qualità delle prestazioni». L’emergenza si sarebbe aggravata nell’ultimo anno.
«L’immobilismo delle direzioni generali», continuano Marrelli e Pasqualone, «ha prodotto nuovi disagi per il personale di ruolo, precarietà nella tipologia di assunzione, disuguaglianze nel trattamento delle lavoratrici e dei lavoratori, con conseguente contrazione dei diritti, e un’inesorabile perdita di posti di lavoro. Contestualmente sono aumentati i tempi per le liste di attesa. Nel periodo estivo continuano le chiusure e gli accorpamenti dei reparti, la sospensione di alcuni servizi, come lo screening gratuito mammografico, ed è sensibilmente peggiorata la percezione della popolazione in termini di qualità ed efficienza del servizio sanitario pubblico. Le chiediamo innanzitutto il rispetto delle regole e del contratto nazionale di lavoro per garantire i diritti ai lavoratori. C’è bisogno», si legge infine nella letetra, «di una maggiore autonomia dalla politica che renda l’azione del direttore generale improntata al soddisfacimento degli interessi e dei bisogni della collettività e discontinuità con la vecchia gestione».
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