Assenteisti, le difese al contrattacco

19 Maggio 2017

Presentate le controdeduzioni degli avvocati dei 24 indagati che puntano su alcune testimonianze a discarico

SULMONA. Non ci sarà nessun altro avviso di garanzia e molto probabilmente si andrà verso un ulteriore taglio del numero degli indagati per i quali sarà chiesto il rinvio a giudizio. Lo ha fatto capire il sostituto procuratore Stefano Iafolla, il quale ieri mattina, ha confermato che al momento non è previsto l’invio di altri avvisi di conclusione delle indagini e che per i restanti dipendenti finiti sotto inchiesta sarà inoltrata all’ufficio del gip richiesta di archiviazione. Il magistrato, infatti, attende di esaminare le prove che le 24 persone, che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, produrranno a loro discolpa per poi procedere alle eventuali richieste di rinvio a giudizio. Tra i 24 indagati (23 comunali più una dipendente delle coop), sarebbero molti quelli che hanno già pronte testimonianze e prove con cui smontare le contestazioni contenute negli avvisi di garanzia. Tra l’altro, il sostituto procuratore titolare delle indagini, partite su iniziativa della Guardia di finanza, ha detto chiaramente che non sarà chiesto il processo per nessuno degli indagati nei confronti dei quali sarà difficile sostenere le accuse nel corso del dibattimento. Come dire che quelli che hanno le contestazioni più leggere, qualora riuscissero a dare giustificazioni credibili, con molta probabilità sono destinati ad aggiungersi ai 24 dipendenti (20 comunali più quattro lavoratori delle coop) nei confronti dei quali la procura ha deciso di chiedere l’archiviazione.
E a sentire i legali degli indagati, la lista delle persone che potrebbero finire sotto processo, è destinata a ridursi drasticamente proprio per la consistenza delle prove che gli indagati sono convinti di riuscire a produrre. Inoltre, la procura ha deciso di essere tollerante anche con il termine dei venti giorni che i presunti “furbetti del cartellino” hanno a disposizione dal momento della notifica dell’avviso di garanzia, per produrre le memorie difensive. In queste tre settimane, infatti, non tutti gli avvocati sarebbero riusciti ad accedere al fascicolo della procura e soprattutto non sono riusciti ancora ad acquisire i filmati girati tra febbraio e giugno dello scorso anno dalla Finanza, in cui alcuni indagati sarebbero stati ripresi a fare la spesa nei negozi del centro storico o a intrattenersi davanti alle bancarelle del mercato di piazza Garibaldi durante l’orario di lavoro. I venti giorni, infatti, scadono proprio in questa settimana, termine che, però, dovrebbe a questo punto slittare.
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