Assolto l’ingegnere Bianchini: tra le accuse le false fatture

L’AQUILA. «Il fatto non è previsto dalla legge come reato»: per questo l’ingegnere avezzanese Michele Bianchini è stato assolto dalle accuse di intermediazione illegale e sfruttamento del lavoro, ma...
L’AQUILA. «Il fatto non è previsto dalla legge come reato»: per questo l’ingegnere avezzanese Michele Bianchini è stato assolto dalle accuse di intermediazione illegale e sfruttamento del lavoro, ma anche di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Bianchini, difeso dall’avvocato Walter Taballione, era imputato all’Aquila insieme ai fratelli Domenico e Cipriano Di Tella nel processo sulla ricostruzione aquilana scaturito dall’inchiesta Dirty Job (vedi articolo a fianco).
Alla conclusione delle indagini, nel 2014, insieme a Bianchini e i Di Tella (i due fratelli più il padre Alfonso, nel frattempo deceduto), erano stati arrestati anche tre imprenditori aquilani. Di questi ultimi, due hanno patteggiato, mentre un terzo è stato prosciolto. Secondo il procuratore Michele Renzo, l’inchiesta segnalava come «gli operai campani, reclutati nei paesi ad alta intensità camorristica, venivano condotti al lavoro nei cantieri della ricostruzione. In questi cantieri vigeva un singolare regime di sfruttamento e soggezione a danno dei lavoratori, ai quali veniva accreditata la regolare retribuzione. Tuttavia, subito dopo, gli operai erano costretti, con la minaccia del licenziamento, a restituire gran parte dell’importo ai Di Tella». Per Bianchini, accusato di fare parte di questo “sistema”, però, ora è arrivata l’assoluzione. (l.t.)

