Ateneo, docenti in sciopero A rischio i primi appelli

Cinquanta prof aquilani (su 500) hanno firmato la lettera di proclamazione La rettrice Inverardi: forma di protesta inaccettabile, lede i diritti degli studenti
L’AQUILA. A rischio il primo appello di esami della sessione di settembre anche nell'Ateneo aquilano. A farlo “saltare” potrebbe essere lo sciopero, partito lunedì, dei docenti e dei ricercatori universitari contro il blocco degli scatti salariali. Sono una cinquantina i prof aquilani, infatti, che hanno firmato la lettera di proclamazione dello sciopero nazionale. Circa il 10% del totale (500): un numero in linea con la media italiana. Intanto, la rettrice Paola Inverardi (foto a destra) tuona: «È una forma di protesta inaccettabile, che va a ledere soprattutto i diritti degli studenti e ha il sapore di una rivendicazione corporativa».
I NUMERI. Il numero degli insegnanti che aderiscono allo sciopero potrebbe modificarsi nei prossimi giorni. «Sappiamo quanti hanno firmato la lettera», spiega la rettrice, «ma non sappiamo quanti parteciperanno con precisione. Abbiamo una riunione nei prossimi giorni con i direttori di dipartimento per capire come evitare i disagi agli studenti e quali sono le dimensioni della protesta». In ogni caso, a oggi, i dati sui partecipanti rispecchiano l'andamento nazionale: in 79 università del Paese non si presenteranno al primo appello della sessione d’esame di autunno 5.444 docenti (circa il 10% del totale).
I DISAGI. «Qualche disagio inevitabilmente ci sarà», continua la Inverardi, «gli esami riprenderanno i primi giorni di settembre e lo sciopero toccherà proprio il primo appello della sessione autunnale. Per questo ritengo che l'unico effetto della protesta sia sugli studenti».
LE RAGIONI DELLA PROTESTA. Il malcontento della categoria si riferisce a una vicenda che si trascina da anni. Il governo Berlusconi bloccò gli scatti per tutto il pubblico impiego dal 2011 al 2014. Mentre tutti gli altri pubblici dipendenti, dai magistrati alle forze dell’ordine, dal primo gennaio 2015 hanno avuto aumenti che tenevano conto anche degli scatti mancati (senza arretrati) e hanno ottenuto anche gli effetti giuridici degli scatti, per i professori universitari invec, questi cinque anni è come se non fossero esistiti: nessun adeguamento, nessuna modifica alle loro retribuzioni. I professori quindi chiedono lo sblocco degli scatti e il riconoscimento dei loro effetti giuridici.
LO SCIOPERO. Per raggiungere questo obiettivo hanno organizzato una protesta che prevede lo slittamento degli esami legati alla sessione autunnale, dal 28 agosto al 31 ottobre, l’ultima utile per l’anno in corso.
IL NODO. «Le motivazioni della protesta sono condivisibili, si tratta di una categoria che legittimamente chiede delle cose, ma la forma di protesta scelta secondo me è abbastanza inaccettabile anche perché non capisco quali effetti crei oltre ai disagi agli studenti», spiega la Inverardi, «ha i caratteri di una rivendicazione corporativa. Uno sblocco degli scatti c'è già stato precedentemente, ma a valere sui fondi dei singoli Atenei. È avvenuto a fondo di finanziamento ordinario immodificato: non abbiamo avuto uno stanziamento aggiuntivo da parte del ministero. Se queste nuove rivendicazioni verranno accordate con le stesse modalità con cui è stato accordato lo sblocco degli scatti, sarà un disastro per il sistema universitario perché andranno a pensare su fondi che sono già risicati». Secondo la rettrice, infatti, bisognerebbe piuttosto protestare per chiedere maggiori finanziamenti agli atenei.
SALVE LE LAUREE. In ogni caso, non ci saranno problemi per le sedute di laurea e nemmeno per i test di ammissione a Medicina o agli altri corsi a numero chiuso. «Ci incontreremo con i direttori di dipartimento per evitare i danni quanto più possibile», assicura la rettrice, «è importante salvaguardare gli studenti».

