Ateneo, l’aula magna di Scienze umane intitolata a Clementi

20 Ottobre 2018

Iniziativa della docente Mantini in memoria dello storico «Un riconoscimento pubblico dalla comunità aquilana»

L’AQUILA. «Fino a quando ci saranno le idee, la città dell’Aquila non morirà». Era il 2012. Tre anni dopo il sisma, il professor Alessandro Clementi lanciava un monito dal suo esilio forzato, ma intriso di una beatitudine che solo il contatto con la natura concede, a Ocre, dove si era trasferito. Qui continuava a studiare, a leggere, a nutrirsi di cultura, come aveva fatto per tutta la vita. La tempra, la caratura, l’eredità sociale e culturale fanno di Clementi una pietra miliare nella storia aquilana. A otto mesi dalla sua scomparsa l’Università, su iniziativa della professoressa Silvia Mantini, ha deciso intitolargli l’aula magna del Dipartimento di Scienze umane. Un tributo all’uomo, allo storico, al personaggio pubblico e privato. La cerimonia, in programma martedì 30 ottobre, si aprirà alle 15,30 con i saluti della rettrice dell’Ateneo, Paola Inverardi. A seguire, gli interventi di Simone Gozzano, direttore del dipartimento di Scienze umane; Gaetano Quagliariello, senatore e docente Luiss; Carlo De Matteis e del rettore emerito Giovanni Schippa. A seguire, le relazioni di Walter Capezzali, che analizzerà la relazione tra Clementi e la Deputazione abruzzese di storia patria, di cui fu fondatore, Daniela Nardecchia, Fabio Redi e Domenico Alessandri, del Cai. Le conclusioni saranno affidate a Fabrizio Pezzopane, direttore artistico della Società dei concerti Barattelli e Silvia Mantini, con la Storia dell’Aquila di Alessandro Clementi.
«Un evento nato come un affare di cuore», spiega Mantini. «Ho avuto sempre il mito del professor Clementi e, dopo la sua morte, volevo che la comunità aquilana gli tributasse un riconoscimento pubblico». Giovanissimo insegnante – a neanche vent’anni era maestro della scuola elementare di San Giovanni, frazione di San Demetrio ne’ Vestini – coltivò un rapporto viscerale tra formazione, ricerca storica e cultura, in tutte le sue forme. Un “civis” (cittadino) nel senso più puro del termine, come impegno politico e sociale, nei suggerimenti e nelle idee dispensate. «Nei suoi scritti», spiega la professoressa Mantini, «affrontò il tema della nascita dell'Aquila, degli incastellamenti, dei monasteri, della transumanza, che vedeva come elemento positivo di un’economia moderna. Clementi ha lasciato un segno per quell’idea trasversale della città che ha delineato nell’ultimo libro “Storia dell'Aquila dalle origini alla prima guerra mondiale”. Un excursus dalla grande fioritura mercantile del XIV secolo al periodo aragonese, dalla fioritura, culturale del Cinquecento, con la nascita delle scuole giuridiche, fino a Margherita d’Austria, che governò dal 1572 al 1586, passando per l’insediamento dei gesuiti a Palazzo Camponeschi e all’Aquila del Settecento, con le accademie letterarie.
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