Attacchi alla giunta, opposizione divisa

La consigliera Bianchi si tira fuori e non firma l’ultimo manifesto contro l’amministrazione cittadina
SULMONA. Se Sparta piange Atene non ride. È questo l’attuale scenario offerto dalla politica cittadina. La lunga serie di manifesti che sta caratterizzando l’attività dei consiglieri comunali di minoranza contro il nuovo governo della città firmato Casini-Di Masci, sta provocando divisioni e malumori nella stessa opposizione. Prima i simboli taroccati utilizzati nel manifesto come quello della Lega, dopo che i vertici cittadini non hanno concesso l’uso di quello ufficiale all’ex sindaco Fabio Federico. Ora la “fuga” di consiglieri comunali che, fino ad oggi, avevano sempre aderito ad ogni iniziativa della minoranza. È il caso di Elisabetta Bianchi, la quale non compare tra i firmatari dell’ultimo manifesto fatto affiggere ieri sui muri della città. E dall'opposizione c'è chi maligna che la consigliera Bianchi, sentendosi già presidente del consiglio comunale “in pectore”, abbia preferito non aderire, recitando da subito un ruolo super partes. «È una sterile opposizione di un’opposizione senza contenuti», va giù dura la Bianchi che sottolinea di non aver condiviso l’ultima iniziativa perché avrebbe voluto prima sedersi a un tavolo per discutere dell’opportunità di stilare un nuovo manifesto e poi concertarne il contenuto. «A mio avviso si doveva contestare il programma di questa nuova giunta», precisa l’ex candidata alla carica di sindaco sotto il simbolo di Forza Italia. Nel manifesto che la Bianchi giudica «decotto e ridondante», i consiglieri d’opposizione – tra i quali figurano anche Fabio Pingue e per la prima volta Roberta Salvati – tornano ad attaccare il sindaco Annamaria Casini parlando di “stravaganti acrobazie” da cui è nato l’accordo con il Pd.
E muovono un duro attacco all’ex sindaco Bruno Di Masci «che non disdegna di andare a braccetto con la Casini fino a ieri bersaglio di corrosivi giudizi e perfino di insulti legati alla sua presunta incapacità e inadeguatezza politica».
Per la minoranza quello offerto dalla soluzione della crisi a palazzo San Francesco sarebbe «uno spettacolo indecoroso al quale Sulmona non meritava certamente di assistere e che i cittadini ricorderanno per la sua spregiudicatezza politica e la sua intollerabile disinvoltura». (c.l.)
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