Auto blu, condannato Di Pangrazio: sarà sospeso dalla carica di sindaco

Pena di un anno e 4 mesi: secondo i giudici c’è stato un utilizzo improprio delle vetture della Provincia Scatterà la Legge Severino (il minimo è 6 mesi). Deciderà il prefetto. Poteri al vice Di Berardino
AVEZZANO. Quando il giudice ha letto la sentenza non ha nascosto il proprio stupore. Gianni Di Pangrazio, sindaco di Avezzano tornato in carica lo scorso autunno, è stato condannato a 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) per peculato d’uso. Una sentenza, quella emessa ieri dai giudici del tribunale dell’Aquila, che ridimensiona sì la pena di 4 anni e mezzo chiesta dalla pubblica accusa, ma che pesa come un macigno sulle spalle del primo cittadino, visto che porterà alla sospensione dalla carica istituzionale in virtù della Legge Severino. Degli altri quattro imputati, tutti dipendenti della Provincia, due sono stati assolti e due condannati. Per Avezzano si aprirà una fase amministrativa particolare, che vedrà temporaneamente alla guida della città il vicesindaco Domenico Di Berardino.
LE CONDANNE. La sentenza è arrivata alle 20 di ieri, dopo una camera di consiglio di quasi tre ore, al termine delle repliche dei difensori e delle controrepliche dell’accusa. Ad attendere la decisione, in tribunale, anche Di Pangrazio, insieme ai suoi legali. I giudici dell’Aquila (presidente Ciro Riviezzo, a latere Monica Croci e Tommaso Pistone) hanno condannato Di Pangrazio a un anno e quattro mesi per tre viaggi con l’auto di rappresentanza. I pm Stefano Gallo e Roberta D’Avolio avevano chiesto per lui 4 anni e mezzo di reclusione. Il primo viaggio al centro della condanna, a Milano, era finalizzato, secondo la difesa, al finanziamento del microcredito da destinare alle famiglie di Avezzano in difficoltà. Il secondo viaggio è quella a Roma, per la predisposizione del Comitato d’onore in vista della ricorrenza del terremoto. Un terzo viaggio, sempre secondo la documentazione prodotta dalla difesa, era finalizzato a verificare come il comune di Forio (Ischia) si fosse attivato per stipulare un protocollo d’intesa intercorso con il Comune dell’Aquila, di Sulmona e di Castel di Sangro sulla promozione delle auto elettriche contro l’inquinamento ambientale. Al riguardo, la difesa aveva chiamato a testimoniare anche l’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Per altri quattro viaggi, Di Pangrazio è stato invece assolto. La dirigente della provincia, Paola Contestabile, di Celano, è stata assolta, così come Anna Maceroni, di Avezzano. Per loro l’accusa aveva chiesto rispettivamente 4 anni e 2 mesi e un anno. L’autista Maria Pia Zazzara, di Pescina, è stata condannata a 8 mesi e dieci giorni di reclusione su una richiesta del pubblici ministeri di 2 anni e 8 mesi, mentre l’autista Mario Scimia, dell’Aquila, a un anno e 10 giorni. I pm per lui avevano chiesto 3 anni e 8 mesi. Per tutti la pena è stata sospesa. L’ex autista, Ercole Bianchini, aveva patteggiato a suo tempo una pena di due anni.
COSA ACCADRÀ. Il sindaco sarà automaticamente sospeso per effetto della cosiddetta Legge Severino, la legge nota soprattutto per aver portato alla incandidabilità di Silvio Berlusconi. La norma prevede la sospensione per un periodo che va da 6 a 18 mesi. A decidere sarà il prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, nei prossimi giorni, dopo aver letto le motivazioni. Basta infatti anche una condanna non definitiva per far scattare la sospensione. Con le funzioni che passerebbero al vicesindaco Domenico Di Berardino, fedelissimo di Di Pangrazio.
LA DIFESA. «Una sentenza inaspettata», l’ha definita l’avvocato Antonio Milo, difensore di Di Pangrazio, «il mio assistito è stato assolto per la gran parte dei reati contestati e condannato per tre episodi di improprio utilizzo dell’auto. Per i restanti viaggi è stato assolto perché il fatto non sussiste. Attendiamo di leggere le motivazioni. Faremo Appello nella certezza di ottenere l’assoluzione anche per gli altri episodi contestati. Ogni viaggio aveva una chiara genesi istituzionale e lo avevamo dimostrato attraverso la produzione di documenti e attraverso delle testimonianze. Il sindaco Di Pangrazio ha rinunciato durante il suo mandato a oltre 40mila euro tra indennità e rimborsi, ma è stato condannato per un ipotetico danno di circa 150 euro». Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Claudio Verini per il sindaco, Roberto Verdecchia, Alessandro Benedetti, Giovanni Marcangeli e Stefano Massacesi per gli altri imputati.
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